Firenze 26 Febbraio 2022

Alvin Toffler, considerato “il futurologo più famoso del mondo”, scomparso nel 2016, nel suo libro Future Shock (Random House, N.Y.,1970), successo planetario da 15 milioni di copie, tradotto in italiano da Rizzoli nel 1971 con il titolo Lo shock del futuro, affermava che stavamo per entrare in un epoca di “troppi cambiamenti in troppo poco tempo”. Descriveva il processo della rivoluzione tecnologica, iniziato negli anni Ottanta, come una serie di ondate successive di innovazione, dal computer all’”era mobile” con i suoi pc, portatili, palmari e telefonini cellulari. Oggi domina lo smartphone, che ha sostituito il cellulare e possiede tutte le funzioni di un computer e ci offre qualunque fonte immaginabile di informazioni e immagini toccando un’icona.

Un’immagine che rende l’idea della diffusione di cellulari e smartphone nel mondo attuale (foto Pixabay)

Siamo in piena era digitale dove tutti sono collegati con tutti e non siamo più soli potendo sempre trovare un interlocutore con cui condividere esperienze sui Social. E non solo i giovani; anche gli anziani sono assidui frequentatori di gruppi Social tramite WhatsApp. Vivendo in un ambiente così coinvolgente e saturo di informazioni, uno dei primi “effetti secondari” è quello di una mente distratta. Si stabilisce spesso una tale dipendenza o aspettativa verso le possibili chiamate in arrivo da rendere spesso difficile concentrarsi su qualsiasi cosa si stia facendo. Se ci troviamo a fare code (e in questi due anni con la pandemia ne abbiamo fatte tante), non aspettiamo più pazientemente in fila immersi nei nostri pensieri, progetti, sogni, fantasie che ci tengono compagnia o interagendo con chi è accanto a noi. Ce ne stiamo con il capo chino richiamati e immersi nel mondo virtuale del nostro smartphone. E le persone in là con gli anni non sfuggono a questi atteggiamenti.

Anche gli anziani non sfuggono alla musica in cuffia dal cellulare (foto di Anna Shvets)

È stato detto che siamo cervelli antichi in un mondo ipertecnologico. La plasticità cerebrale ha già assicurato a noi tutti quella capacità di adattamento che ci ha permesso di muoverci con sempre maggiore abilità nell’affrontare più compiti nello stesso momento. È il cosiddetto multitasking cui non si sottraggono le persone più avanti negli anni, che, però, interferisce con le nostre percezioni, influenza il linguaggio e spesso riduce la capacità di fissare ricordi. Sostenere una conversazione al cellulare e continuare a leggere qualcosa che richiede un certo impegno e concentrazione, mette a repentaglio i limiti del cervello nella capacità di comprensione che richiede attenzione, memoria e controllo dell’obiettivo da raggiungere. La spiegazione del perché ci lasciamo istintivamente coinvolgere da un comportamento multitasking sta nella gratificazione immediata che si ottiene da più stimoli contemporaneamente, anche a scapito della nostra performance.

Le nuove tecnologie sono viste come uno strumento dei più giovani, ma oggi anche gli anziani, considerati “immigrati digitali”, utilizzano i nuovi strumenti. L’impiego del computer è parte integrante di ogni ambiente di lavoro e le persone, se ne hanno preso conoscenza e dimestichezza, continuano ad usarlo anche dopo il pensionamento. E chi non ne aveva grande conoscenza, cerca di imparare. È bene ricordare che nelle Università della Terza Età che tanto successo riscuotono nel nostro Paese, i corsi di informatica sono fra i più richiesti.

Tuttavia i dati che si vanno accumulando sull’atteggiamento degli anziani verso le nuove tecnologie suggeriscono una certa esitazione nell’adottarle. Alcuni studi confermano il ruolo che l’ansia gioca in questa esitazione. Secondo Larry D. Rosen, professore emerito di psicologia dell’università della California e esperto internazionale di Psicologia della Tecnologia, autore de La mente distratta (Distracted Mind), tradotto in Italia da FrancoAngeli nel 2018, si tratterebbe della combinazione di atteggiamenti negativi rispetto al valore della tecnologia ma anche rispetto alla propria capacità di comprenderla.

La copertina della “Mente distratta” pubblicato da FrancoAngeli nel 2018. Ne sono autori lo psicologo Larry D. Rosen e il neuroscienziato Adam Gazzaley

Stando alle ricerche di laboratorio condotte dal neuroscienziato californiano Adam Gazzaley (coautore della Mente distratta) i soggetti sopra i settant’anni avrebbero maggiori difficoltà a filtrare le informazioni irrilevanti presenti nell’ambiente, con il risultato di un aumento della distraibilità. Elemento meritevole di considerazione è la presenza di depressione e ansia, nell’anziano spesso in forme attenuate, “sotto soglia”, che passano inosservate ma possono interferire con l’attenzione, la memoria e soprattutto con la motivazione all’uso del computer. È il momento di chiederci che cosa potremmo fare per ridurre questa distraibilità. L’esercizio fisico ha avuto numerose conferme sperimentali sui suoi benefici nel migliorare l’attenzione, la concentrazione e la memoria. Il coinvolgimento della popolazione più in là con gli anni nelle nuove tecnologie così da renderla più partecipe di una realtà in continua evoluzione evitando così l’isolamento e l’emarginazione culturale, è comunque una sfida da non eludere.

È interesse, economico e sociale di noi tutti occuparsi degli anziani in continuo aumento integrandoli alle altre fasce di età con programmi di alfabetizzazione digitale.

Immagine di apertura: foto Mart Production

Nato a Reggio Calabria, fiorentino di adozione, neuropsichiatra e geriatra. Laureato in Medicina presso l'università di Messina, dopo l’esperienza di medico condotto in Aspromonte, si è trasferito a Firenze presso l’Istituto di Gerontologia e Geriatria diretto dal professor Francesco Maria Antonini. Specializzato in Gerontologia e Geriatria, Malattie Nervose e Mentali, presso l'Ospedale I Fraticini di Firenze si è occupato del settore psicogeriatrico. È stato docente di psicogeriatria all'Università di Firenze. Ha collaborato al "Corriere della Sera" con una rubrica dedicata alla Geriatria.

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