Reggio Calabria 27 Novembre 2025
Il progetto del ponte sullo stretto di Messina continua a navigare in acque agitate. Coerentemente con il primo “no” espresso il 29 ottobre, i magistrati della sezione di controllo della Corte dei Conti pochi giorni fa hanno bocciato anche l’ultimo capitolo del Progetto: la convenzione fra il Ministero delle Infrastrutture, l’ente appaltante, e la concessionaria Società Stretto di Messina. Le motivazioni dei magistrati saranno rese note nei prossimi venti giorni.

Ma, comunque, la decisione della Corte dei Conti di restituire la delibera CIPESS alla Società Stretto di Messina, è già di fatto una bocciatura, perché mette in evidenza che sul piano della legittimità è tutto da rifare. In particolare i rilievi della Corte dei Conti potrebbero bloccare tutta la procedura di assegnazione dell’appalto, soprattutto perché i costi generali dell’opera superano di oltre il 50 per cento le spese previste. Bisognerebbe anche verificare la questione degli espropri, perché la Società Stretto di Messina nel 2023 ha pubblicato a mezzo stampa i dati particellari, ovvero il documento che descrive ogni singola porzione di terreno (particella catastale) e gli eventuali fabbricati che saranno espropriati, asserviti o occupati temporaneamente per la realizzazione dell’opera, ma i cittadini interessati non hanno ricevuto alcun avviso.

A Villa San Giovanni, ci sarebbero 150 abitazioni da espropriare, mentre a Messina, le unità abitative a rischio espropri sarebbero 350. Tutto questo vincola di fatto le abitazioni, perché i proprietari non hanno più la piena disponibilità delle loro case, tanto da non poter chiedere mutui o addirittura vendere.
A Villa San Giovanni, da un decennio, la popolazione è sul piede di guerra sulla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina; ricorda bene l’ecomostro di Cannitello, che doveva costare 3 milioni di euro e, pur rimasto incompiuto, ne è costato ben 26 milioni. Opera voluta dall’allora Presidente del Consiglio Berlusconi. Il 23 marzo dell’anno scorso, è nato il comitato Titengostretto che desidera dialogare con chiunque sia coinvolto nel progetto ponte, quindi con tutti i cittadini di Villa San Giovanni e non, le associazioni, i movimenti, i professionisti, e non solo con gli espropriandi. Un comitato molto attivo che porta avanti con forza il suo NO al progetto del ponte sullo stretto. Sentiamo le loro ragioni.

«Il mondo degli espropriandi – sottolinea Rossella Bulsei, presidente del Comitato Titengostre – è un mondo variegato e ci saranno una valanga di opposizioni. È evidente che questi cittadini sono già danneggiati prima ancora che si metta mano alla costruzione del ponte. A Villa San Giovanni e a Messina, a nostro avviso, c’è un’emergenza sociale, soprattutto per la mancanza di un dibattito pubblico e di una strategia di comunicazione».
Dello stesso avviso Enzo Musolino, del direttivo del Comitato: «Il mercato immobiliare sarà inquinato in modo negativo – sottolinea -, tanto che a Villa San Giovanni potrebbe verificarsi un esodo di massa. Per gli espropriandi sarà difficile trovare un alloggio in zona».
Sia Bulsei che Musolino pongono inoltre il problema dell’approvvigionamento idrico. Oggi, sottolineano, a Villa San Giovanni, l’acqua viene razionata anche d’inverno. Per consentire ai cantieri di lavorare a Villa San Giovanni occorrono 2 milioni e mezzo di acqua, al giorno a Messina, addirittura, 5 milioni.

«Con l’avvio dei lavori un intero paese sarebbe congelato – proseguono Bulsei e Musolino – e il fisiologico sviluppo di Villa San Giovanni sarebbe sospeso. Quindi la pianificazione urbanistica di Villa e Messina resta subordinata alla costruzione del Ponte».
Nel 2024, nel tentativo di fare chiarezza il Comitato Titengostretto ha presentato un esposto all’Anac (l’Autorità Nazionale Anticorruzione) e contestualmente alla Procura di Reggio Calabria, che elenca tutte le criticità legate all’accelerazione sui lavori, che come dichiarato recentemente dalla Società Stretto di Messina, dovrebbero partire a febbraio 2026.
Tra l’altro non si hanno certezze sull’impatto ambientale, cosa che da tempo è stata messa in discussione, tanto che componenti del Comitato sono stati a Bruxelles per chiedere una deroga sulle valutazione di impatto ambientale. Non dimentichiamo, infine, che i 14 miliardi previsti per la costruzione del Ponte sarebbero a carico dello Stato, soldi che andrebbero ad erodere i fondi di coesione di Calabria e Sicilia.

Nonostante i tanti dubbi e le perplessità, i comitati e le associazioni ambientaliste temono che si possa procedere ugualmente alla costruzione del ponte, devastando un territorio fragile e soggetto a probabili eventi sismici. «Da non sottovalutare poi – concludono Bulsei e Musolino – le possibili infiltrazioni mafiose. In particolare le zone scelte che dovrebbero essere adibite a smaltimento degli inerti (la gestione dei rifiuti derivanti da costruzioni e demolizioni, calcinacci, mattoni e cemento, ndr) e che sarebbero già state acquisite da note famiglie mafiose. L’aver sottoscritto protocolli d’intesa per arginare tale fenomeno non dà certezze».
A questo punto si attendono risposte concrete e risolutive da parte della Società Stretto di Messina, che, come già fatto in passato e di recente, non ha dubbi sulla fattibilità del manufatto.
Intanto il 29 novembre, per ribadire ancora una volta un NO deciso al Ponte, a Messina, si terrà un corteo di dimensione nazionale a cui è prevista la partecipazione di comitati e associazioni ambientaliste.
Immagine di apertura: la Madonnina del Porto, la statua in bronzo dorato posta su una stele di quasi 60 metri all’ingresso del porto di Messina (fonte: La Gazzetta del Sud)




