Firenze 27 Luglio 2025

Fu il Fondatore dell’Impero Romano: la sua opera chiuse definitivamente la crisi della Repubblica, sostituendola con un Principato solidamente stabilizzato sull’esercito e sul dominio delle province. Stiamo parlando di un grande della Roma Antica: Augusto (Roma 63 a.C. – Nola 14 d.C). Ma come arrivò a questo risultato? A Roma la Repubblica era stata caratterizzata da cariche (magistrature) di durata annuale, dai poteri ridotti e frammentati. A governare era il Senato, un’assemblea di ex magistrati, espressione di antiche famiglie di latifondisti, che escludeva la parte più povera dei cittadini (la plebe) e la ricca borghesia dedita alla finanza e al commercio internazionale (i cavalieri). Quando, nonostante tutto, uomini illuminati erano riusciti a far approvare alcune riforme, il Senato le aveva stroncate, se necessario ricorrendo alla repressione e all’omicidio. Ma a Filippi l’aristocrazia di Bruto e Cassio era stata battuta sul campo e, dopo aver eliminato Lepido e Antonio, Augusto era rimasto il padrone dello Stato.

La ricostruzione del viso dell’Imperatore Augusto dell’artista digitale svizzero Haroun Binous utilizzando l’Intelligenza Artificiale e il photoshop (fonte: Moodrome)

In modo inaspettato il vincitore rinunciò ai poteri assoluti, ottenendo, nel quadro della restaurata Repubblica, il governo per dieci anni delle province principali (Spagne, Gallie, Siria ed Egitto). Incarico che gli fu rinnovato ad ogni scadenza e ampliato con le funzioni di Console, tribuno della plebe, Comandante Supremo e Pontefice Massimo. Così finì per diventare un Capo dello Stato, Comandante dell’esercito, responsabile di difesa, interni, esteri e finanze, oltre che Giudice Supremo. Era nato il Principato, simile ad una odierna repubblica presidenziale, dove la carica di Capo dello Stato ha una durata e una capacità d’azione sufficienti per realizzare profonde riforme, ma non è al di sopra della legge né della divisione dei poteri.
L’aspetto istituzionale è il primo da sottolineare soprattutto in confronto a quanto accade oggi nel Vecchio Continente. È inutile disporre in Europa di analisi e propositi interessanti se nel Consiglio basta l’opposizione di uno dei 27 stati membri per bloccare ogni decisione. Il secondo aspetto è costituito dall’esercito e dalla politica estera. Augusto riformò le forze armate: ne dimezzò gli effettivi,ma le rese permanenti e professionali, sotto una guida unica. E pur a capo dell’esercito più forte del Mediterraneo, non fece guerra al nemico storico, l’Impero Persiano. Al contrario, portò avanti una politica di trattative, che assicurò la pace per quarant’anni e consentì un tranquillo svolgimento del commercio che dal Medio Oriente raggiungeva l’India e la Cina lungo la via della seta.

La Gemma Augustea, cammeo in rilievo su due strati, intagliati su una pietra d’onice, 12 d.C. circa, Kunsthistorisches Museum, Vienna. La figura seduta sul trono è Augusto

Oggi l’Europa manca di qualsiasi coordinamento degli eserciti nazionali e affida la parte più importante della sua difesa all’alleato americano, con tutti i rischi connessi. Unità di comando e di politica estera sono una lezione da imparare da Augusto. Diversamente, che peso può avere un’Europa imbelle nelle trattative di pace per porre fine alle guerre che si svolgono alle sue porte e che – non a caso – hanno ancora come punto nevralgico il Medio Oriente?
Il terzo aspetto è il progresso economico e sociale. Augusto ricompensò i veterani congedati con l’assegnazione di terre, realizzando quell’ampia riforma agraria in favore del proletariato agricolo che era stato l’obiettivo mai raggiunto dai politici popolari nel secolo precedente. Inoltre sottrasse le province alla politica di rapina dell’aristocrazia e, seppur tassandole in maniera pesante, le amministrò nel rispetto della legge, le valorizzò economicamente e avviò un processo lento ma continuo di “romanizzazione” delle loro classi dirigenti. I veterani e i provinciali diventarono i suoi primi sostenitori. In Europa invece il rigorismo finanziario di Angela Merkel ha sacrificato lo sviluppo, favorendo l’ondata antieuropea e populista degli ultimi anni.

La statua in marmo “Augusto di via Labicana”, età augustea, Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo. Augusto è ritratto nelle vesti di Pontefice Massimo

Il quarto aspetto è più strettamente politico. Come si è detto, i cavalieri erano esclusi dalla vita pubblica. Augusto invece attinse a questa classe sociale per i collaboratori diretti: oltre che Agrippa e Mecenate, primi consiglieri, scelse nel ceto equestre gli esattori delle sue province; i comandanti delle flotte; gli amministratori di Roma, nonché il governatore dell’Egitto, di fatto il Viceré del paese più popoloso e ricco dell’impero. Pose così fine al monopolio politico dell’aristocrazia e creò per i cavalieri delle carriere alle sue dipendenze e d’importanza non inferiore alle magistrature. Quanto all’aristocrazia agraria del Senato, Augusto la reintegrò nelle sue funzioni, ma al tempo stesso la ridimensionò e la rinnovò: l’antica assemblea non raccolse più gli esponenti di poche famiglie romane, ma fu estesa all’insieme dei proprietari terrieri d’Italia e a qualche provinciale. Augusto non azzerò la gestione dello Stato dei senatori, ma l’estese ai cavalieri e agli italici. Avrebbe potuto essere un monarca assoluto: scelse di essere il primo magistrato della repubblica. Non lo fece certo per scrupoli legalitari; aveva capito – non subito peraltro – che i contrasti e le tensioni che non trovano spazio nell’ordinamento finiscono per rivolgersi contro.
Oggi l’Unione Europea è verticistica e intergovernativa: troppe politiche sono negoziate tra gli esecutivi comunitari e i governi nazionali senza il controllo del Parlamento. Forse da Augusto c’è ancora qualcosa da imparare.

Immagine di apertura: testa della statua in marmo bianco Augusto di Prima Porta, 1° Secolo, Musei Vaticani

Silvio Doretti
Toscano, laureato in Scienze Politiche all’università di Firenze, è stato dirigente bancario e consulente di finanza aziendale. Da sempre coltiva due passioni: lo studio della storia romana nel periodo imperiale e l’evoluzione del sistema monetario internazionale. Due esempi di globalizzazione.

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