Bologna 27 Settembre 2025

Quarant’anni fa veniva ritrovato il relitto del Titanic, una scoperta improvvisa ed epocale. Nel 1985, una spedizione capeggiata da Jean-Louis Michelle e Robert Ballard riuscì a ritrovare la nave a circa 610 chilometri dalla costa di St Johns, Terranova.

La prua del Titanic fotografata nel 2004. Il relitto si trova a 4mila metri di profondità (fonte: NOAA/Istituto per l’esplorazione, università di Rhode Island)

Il transatlantico era affondato nelle acque dell’Oceano Atlantico ben 75 anni prima, nelle prime ore del 15 aprile 1912. La sua storia, breve e tragica, divenne presto mito. Già i contemporanei erano rimasti sconvolti dall’accaduto e non solo per il gran numero delle vittime: con la nave colava a picco il sogno del dominio della tecnica. Positivismo e Belle Époque ne uscivano con le ossa rotte, ma sarebbero caduti soltanto a causa del primo conflitto mondiale. Ad ogni modo, la catastrofe del Titanic portava con sé presagi di sventura.
Il ritrovamento della nave poteva segnare una nuova tappa della sua storia. I ricercatori si auguravano che il sito sarebbe diventato un luogo tutelato e, soprattutto, rispettato in ricordo delle vittime del naufragio. Ma non andò così. Ottenute le coordinate, i cacciatori di tesori si precipitarono sulle ricchezze del relitto. Il mercato dei manufatti rinvenuti nella nave si rivelò subito redditizio: più di 5mila reperti vennero strappati dal sito per essere venduti a collezionisti privati e a musei, generando grandissimi profitti e danni irreversibili alla struttura della nave, già compromessa dagli agenti marini.

Una ricostruzione della scala di Prima classe, come appare anche nel film “Titanic” di James Cameron. Pare che una parte della scala sia stata recuperata e venduta a un prezzo esorbitante (fonte: Titanic Exibition Orlando, Usa)

Tra le compagnie che più hanno beneficiato di questo mercato vi è la RMS Titanic Inc., ex Titanic Ventures Limited Partnership che aveva ottenuto nel 1992 l’esclusiva sulle imprese di recupero nel transatlantico e che è riuscita a vendere all’asta una parte della scalinata monumentale a cifre da capogiro. Il Titanic da sogno perduto e ritrovato era diventato oggetto di mercimonio. Erano in molti a pensarlo, tanto che nel corso degli anni Novanta fu tra i temi più dibattuti nelle sale di tribunale a seguito di una rinnovata coscienza sulla tutela del patrimonio. Ad ogni modo, la lotta degli attivisti si scontrò con gli interessi economici senza ottenere risultati. Frutto di questa nuova sensibilità è il celebre film Titanic di James Cameron. È il 1997 e il relitto compare nelle sale dei cinema e delle case di tutto il mondo. La storia d’amore tra Rose e Jack – protagonisti ostacolati da una netta divisione di classe – conquista il pubblico, rivelandosi sin da subito iconica.

Come si presentava una cabina di Prima classe (foto di Robert Welch)

Cameron realizzerà un incasso di 2,26 miliardi di dollari, segnando un record fino ad allora mai raggiunto. E il celebre transatlantico, stella pop ormai entrata anche nel grande schermo, comincia a ricevere nuove attenzioni. Sulla stregua della pellicola cinematografica erano in tanti voler visitare il relitto dal vivo, anche a costo di scendere ad una profondità pari a 3.800 metri. Era passato solo un anno dall’incredibile successo di Titanic quando la Deep Ocean Expeditions cominciò ad organizzare viaggi per visitare i resti del transatlantico, al costo di 32.500 dollari a persona. L’esperienza si concluse nel 2012, dopo 197 spedizioni all’attivo e un aumento dei prezzi che raggiungeva i 59.000 dollari per tour, aperti a 20 passeggeri alla volta. Cifre considerevoli che hanno attirato nuovi investitori.

L’orologio di un passeggero sconosciuto recuperato dal Titanic: è fermo a 8 minuti dopo l’inabissamento del transatlantico

Nel 2018, la Blue Marble Private ha lanciato i suoi tour al costo di 105.129 dollari a persona, una cifra, ironia della sorte, pari al prezzo di un biglietto di prima classe del nostro transatlantico. Stavolta però, il pacchetto era più ambizioso: il viaggio cominciava raggiungendo uno yacht nei pressi del Titanic a bordo di un elicottero; qui i clienti trascorrevano la prima parte della spedizione ascoltando esploratori e scienziati e imparando rudimenti sulla navigazione subacquea; dal terzo fino al sesto giorno i viaggiatori si cimentavano nelle immersioni con sottomarini in titanio e fibra di carbonio.
Ma le critiche arrivarono presto. Robert Ballard, lo scopritore dei resti del Titanic, fu tra i primi a denunciare i gravi danni prodotti dai sottomarini, alcuni causati da veri e propri atterraggi sulla nave. Quel turismo elitario e poco attento alla salvaguardia del relitto stava compromettendo irreversibilmente la struttura della nave, senza parlare, come notava Ballard, del cattivo gusto e della mancanza di rispetto per le 1500 vittime che riposavano da più di un secolo in quelle acque. Nulla però sembrava frenare il successo dei viaggi sottomarini.

Il relitto del sommergibile Titan, a 400 miglia nautiche dall’isola di Terranova in una foto del 22 giugno 2023 (fonte: United States Coast Guard)

Nel 2021 la palla passa a OceanGate Expedition. Gli affari sembrano andare a gonfie vele, poi improvvisa arriva la tragedia: il 18 giugno del 2023 il sommergibile Titan implode portando al decesso i suoi cinque viaggiatori. Il mondo conosce questa forma di turismo nel modo più tragico, lo critica e al tempo stesso ne ha paura. La OceanGate chiude i battenti e sull’intera industria dei sottomarini privati sembra ormai calato il sipario. Però, nel momento di maggiore contrazione, qualcosa cambia. Gli ultra-ricchi vogliono continuare a visitare il Titanic. Mancanza del senso del pericolo? Prodigalità? Certamente. Ma forse vi sono motivazioni più profonde. Nella lingua francese c’è un termine che può descrive bene questo fenomeno: l’appel du vide, o meglio il richiamo del vuoto. È quella sensazione che proviamo quando ci troviamo di fronte ad un’altezza elevata e abbiamo la tentazione di lanciarci giù. Nulla di preoccupante, sono istinti inconsci e dinamiche di difesa della psiche, mescolati ad un forte senso di sfida nei confronti dei limiti naturali.

Il Titanic ancora nel porto di Southampton poco prima della partenza

C’è però una regola non scritta: per condurre ogni impresa serve un’attrezzatura affidabile e sicura. Il sottomarino di OceanGate presentava troppe anomalie, i suoi materiali erano sperimentali, e questo lo esponeva alle critiche degli esperti. Ora un miliardario ha finanziato un investimento di 20 milioni di dollari per costruire un sottomarino in grado di superare le quote del Titanic. Il suo nome è Larry Connor, un investitore immobiliare dell’Ohio appassionato di immersioni subacquee. Subito dopo l’implosione del Titan, Patrick Lahey, CEO di Triton Submarines e uno dei piloti di sommergibili più quotati al mondo, riceve una telefonata: «Quello che dobbiamo fare è costruire un sottomarino in grado di immergersi ripetutamente e in sicurezza a profondità [simili a quelle del Titanic] e dimostrare al mondo che voi ragazzi potete farlo, e che il Titan era un marchingegno». A parlare è proprio Connor, pronto ad investire 20 milioni di dollari per la realizzazione di un mezzo avvenieristico. A riportarlo è Lahey in un’intervista per il Wall Street Journal. L’imbarcazione per sole due persone prenderà il nome di Triton 4000/2 Abyssal Explorer e sarà in grado, stando alle dichiarazioni del suo creatore, di raggiungere le profondità di circa 4.000 metri.

Il prototipo del Triton che verrà realizzato grazie ad un finanziamento di 20 milioni di dollari. Avrà una sfera di materiale acrilico capace di resistere alla pressione dell’acqua a 4mila metri di profondità così da permettere ai visitatori una buona visuale del relitto (fonte: Focus)

La prima tappa per il collaudo? Il Titanic naturalmente. Ad oggi purtroppo non vi sono notizie del Triton e il tutto resta avvolto nel massimo riserbo. Non sappiamo se il suo lancio segnerà una nuova fase della rocambolesca relazione tra il relitto e il suo pubblico. Resta un fatto: il Titanic ha prodotto un fascino a cui si fa fatica a rinunciare; un fascino costoso e dannatamente elitario, a tratti prepotente e incurante. Forse, però, il legame consolidatosi tra il Titanic e il suo turismo può dirci qualcosa del rapporto tra l’uomo contemporaneo e la memoria: non da tutelare e coltivare, quanto da fagocitare con noncuranza. Una memoria da fast-food, che va servita velocemente e che si muove sul confine tra omaggio e sfruttamento. Cosa resta allora? Una rovina che testimonia un mondo che fu, idealizzata e oltraggiata; in ricordo dei passeggeri che giacciono sui fondali meriterebbe rispetto e non sguardi indiscreti.

Immagine di apertura: la ricostruzione dell’impatto del Titanic con l’iceberg la notte del 14 aprile 1912 al Museo del Titanic di Branson, nel Missouri, USA (foto di Roland Arthelger)

Vito Castagna
Nato a Ragusa nel 1996, si è laureato presso l'Università di Bologna in Scienze Storiche e Orientalistiche, specializzandosi in Storia Medievale. Appassionato di studi politico-sociali e delle più recenti correnti della mediterraneistica, ha pubblicato diversi articoli scientifici e divulgativi per le riviste di settore. Da tre anni collabora con il blog siciliano "oltreimuri.blog".

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