Firenze 27 Marzo 2023

Il Rotary italiano quest’anno compie cento anni. Il Club di Milano, il primo sorto nel nostro Paese, fu fondato il 10 novembre 1923 ed entrò a fare parte del Rotary International, la più antica associazione di servizio del mondo, nata il 23 febbraio 1905 a Chicago dall’intuizione di un giovane avvocato, Paul Harris.

Paul Harris (1868-1947), il fondatore del Rotary, con la moglie Jean nel 1925 al ritorno da una visita ai Rotariani delle Bermude (fonte: rotary.org)

Secondo di sei figli, all’età di tre anni si trasferì con un fratello a Wallingford, nel Vermont, presso i nonni paterni che si occuparono della sua educazione e dei suoi studi. Si laureò in giurisprudenza all’Università di Iowa. Nel 1896 si stabilì a Chicago, ma da subito avvertì la solitudine della grande città. Decise allora di organizzare qualche incontro tra amici con i quali condividere esperienze di vita e di lavoro. Con lui, al primo appuntamento, si ritrovarono altri tre uomini d’affari: Silvester Schiele, commerciante di carbone, Gustavo Loeher, ingegnere minerario, e Hiram Shorey, sarto (vedi immagine di apertura). Fu la base del primo club, che si chiamò Rotary perché i suoi membri si riunivano a rotazione nei loro luoghi di lavoro. Paul Harris morì il 27 gennaio del 1947 a Chicago lasciando un’eredità di valori, idealità, esempi, servizio, integrità e leadership morale. Alla sua morte, da un gruppo di appena quattro persone, il Rotary si era trasformato in 6mila club in oltre 70 Paesi con 300mila soci.

I primi passi per diffondere l’associazione in Italia cominciarono quando era ancora in atto la Prima Guerra Mondiale, finché nel 1923 fu fondato il primo club a Milano, seguito nei mesi successivi da una fioritura di altri (nel 1924 a Trieste, nel 1925 a Roma, Torino, Napoli, Palermo, Genova, Firenze, Livorno, Venezia, Bergamo, Parma e Cuneo).

La foto ricordo della fondazione del primo club Rotary in Italia, a Milano, al caffé Cova nel 1923

Anche se il primo club, fondato da Paul Harris nel 1905, era nato con limitati ideali, quando il Rotary arrivò in Italia i suoi programmi si erano ampliati e sviluppati, così che la parola “servizio” (service above self) fu accolta dai club italiani con entusiasmo. Si misero subito all’opera, promuovendo iniziative che riscossero perfino l’ammirazione del Rotary Internazionale in occasione della XVII convention di Denver del giugno 1926.
Il Rotary italiano era partito con il piede giusto, ma contemporaneamente era nato un “gemello” che gli avrebbe creato molte difficoltà di convivenza… il Fascismo. I due movimenti erano orientati in direzioni totalmente opposte. Solo dopo il delitto Matteotti, il Fascismo rinunciò all’apparente rispetto delle regole democratiche, mentre il Rotary non era ancora in grado di suscitare diffidenza, tanto che non pochi gerarchi (tra gli altri il genero di Mussolini Galeazzo Ciano e Arnaldo, il fratello del Duce) erano rotariani.
L’orientamento assunto dal governo fascista dopo il 1924 portò fatalmente ad uno scontro con il Rotary, i cui princìpi erano ritenuti troppo vicini a quelli della Massoneria. In contemporanea si aprì anche un secondo fronte di conflitto con la Chiesa: la rivista dei Gesuiti Civiltà Cattolica pubblicò due articoli – il 16 giugno e il 21 luglio – dal trasparente titolo Rotary e Massoneria.

Galeazzo Ciano (1903-1944), marito di Edda Mussolini, qui in uno scatto del 1936, fece parte del Rotary prima che il Fascismo lo mettesse al bando (foto: Atelier Binder)

La campagna contro il Rotary diventò sempre più insistente fino a culminare nella pastorale del cardinale Pedro Segura, arcivescovo di Toledo, che il 23 gennaio 1929, a nome dei Metropoliti spagnoli, intimò a tutti i cattolici “di tenersi lontani dal Rotary”. Ne seguì l’immediata chiusura del club di Madrid, il primo nato in Europa nel 1920, con la scomparsa delll’associazione dalla Spagna.
In questa arroventata atmosfera la situazione si aggravò il 4 febbraio 1929, con l’emissione del Non expedit, emanato dalla Sacra Congregazione Concistoriale, che, vietando ai sacerdoti l’entrata nel Rotary, rappresentava un invito a tutti i cattolici a fare altrettanto. Era, in forma ufficiale e a livello mondiale, la condanna da parte della Santa Sede. Lo scontro con il Fascismo portò ad una decisione inevitabile. Il 14 novembre 1938 il Consiglio Nazionale del Rotary a Roma ne decise lo scioglimento. I 34 Clubs del Distretto 46 cessarono ogni attività per i loro 1.618 soci.
La riapertura dei primi Club in Italia coincise con la lenta risalita della Penisola delle truppe alleate, sollecite nel rilasciare le autorizzazioni. La Seconda Guerra Mondiale aveva messo a dura prova i valori umanitari dei Rotariani, che rinnovarono il loro impegno nei confronti della pace e della fratellanza tra i popoli. Durante una serie d’incontri avvenuti tra il 1943 e il 1945, un gruppo di 49 rotariani contribuì a gettare le fondamenta di quella che sarebbe diventata l’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Il 12 novembre 1946 tenne la sua prima riunione il ricostituito Club di Milano. Il Club di Roma fu inaugurato il 24 febbraio 1948 all’Hotel Excelsior alla presenza del capo del governo, Alcide de Gasperi, di ben otto ministri, di due sottosegretari, Giulio Andreotti e Giuseppe Brusasca, del sindaco Rebecchini, degli ambasciatori più importanti.

Gian Paolo Lang, livornese, fu Presidente del Rotary International nel biennio 1957-1958

Ma proprio mentre si verificava questo pacifico sviluppo ed il Rotary riapriva i club nei vecchi centri e in tante nuove città, i rapporti con le autorità vaticane rischiarono di intorbidirsi di nuovo, finché, nel 1959, Papa Giovanni XXIII ricevette in Vaticano il Presidente del Rotary International Clifford A. Randall. Fu la prima udienza in assoluto che un Pontefice concesse alla più alta autorità rotariana. Il riavvicinamento tra Chiesa e Rotary aveva avuto già importanti segnali negli anni precedenti. Il 13 novembre 1957, l’allora arcivescovo Giovanni Battista Montini, già incaricato da papa Pio XII di fare indagini sul Rotary, fu ospite del club di Milano: si trattò di una visita importante perché rientrava nel programma della Missione pastorale promossa dallo stesso arcivescovo. Rivolgendosi ai presenti, Montini si disse “onorato e contento” di essere tra i rotariani e ammise che in passato aveva avuto molte riserve sul Rotary, “frutto di ignoranza e di errore”.  Nel dopoguerra i Rotariani fornirono un grande contributo di idee e di professionalità al processo di modernizzazione del paese, ponendo al centro dei loro dibattiti i grandi problemi economici, soprattutto quelli che riguardavano le strutture e le infrastrutture (autostrade, piani regolatori) che consolidavano le basi di una nuova prosperità, e intervennero con azioni concrete in campo sociale. Nel 1947 il Rotary International aveva lanciato un programma, il primo finanziato dalla Rotary Foundation: quello delle borse di studio. I rotariani italiani vi avevano subito aderito con entusiasmo.
Superati i momenti difficili, il Rotary italiano si sviluppò con vigore ottenendo credito e fiducia dalla comunità rotariana internazionale fino alla nomina di un socio del Club di Livorno, Gian Paolo Lang, a Presidente del Rotary Internazionale (1956-1957). In fondo, il Rotary Italiano era un’istituzione ancora giovane e manteneva quella carica di vitalità e di novità, quella spinta verso la ricerca di una migliore definizione degli obiettivi che è propria degli organismi nella fase del loro sviluppo.

Il logo del Rotary International

In realtà durante questo primo cinquantennio della vita del Rotary la filosofia del «service» e del «profit», che guidava l’azione e l’impegno dei rotariani nella società, aveva subito una certa evoluzione, legata proprio allo sviluppo e all’espansione del sodalizio in paesi diversi da quello d’origine. Il primo motto del Rotary: He profits most who serves best risentiva della concezione del profitto propria dello spirito pragmatico della mentalità nord-americana, dove è sempre stato vivo il retaggio dell’etica calvinista e puritana. Il profitto materiale non era demonizzato, anzi la prosperità economica era vista come il segno di un servizio reso alla società. Ma questa concezione non poteva bastare per altre mentalità, in particolare quella dei paesi latini. Proprio nel 1950, alla Convention di Detroit, il motto subì una reinterpretazione estensiva: il profitto viene identificato non più e soltanto con il guadagno materiale, ma anche con «la serenità e la soddisfazione dello spirito e del cuore», per riportare le parole esatte della risoluzione allora approvata.

Il dilemma service o profit si presentava così stemperato in una concezione che affascinava imprenditori, professionisti, uomini di cultura, di varia estrazione e provenienza, desiderosi di dare un contributo alla nascita di un mondo che si voleva nuovo dopo gli orrori della guerra. Erano gli anni del boom economico, del «miracolo italiano», come fu definito. L’Italia si stava trasformando velocemente. L’industria sorpassava l’agricoltura.

1979: il Presidente del Rotary International James L. Bomar somministra il vaccino antipolio ad una bimba filippina dando il via alla campagna di immunizzazione di massa voluta dal Rotary (fonte: rotary.org)

Nuove aspettative suscitava l’apertura del mercato europeo. Cambiava in questo periodo anche la fisionomia del Rotary italiano rispetto al periodo anteguerra: i club, che all’origine erano concentrati soprattutto nelle aree industriali del Nord-Italia, si distribuirono uniformemente in tutto il territorio.

L’impegno più grande del Rotary oggi resta quello di eradicare la Poliomielite dal mondo: il grande traguardo è sempre più vicino: dai 350.000 casi all’anno quando il progetto prese il via nel 1979 con la vaccinazione di sei milioni di bambini nelle Filippine, si è giunti a pochi casi tutti concentrati in Pakistan e Afghanistan, che oggi sono i soli due Paesi dove la malattia rimane endemica. In questi anni sono stati vaccinati due miliardi e mezzo di bambini, che sono stati salvati dal rischio di morte o di paralisi.
Sono trascorsi 118 anni da quando Paul Harris diede vita al Rotary a Chicago. Oggi i soci sono oltre un milione e 400mila nel mondo e i Club più di 35mila. Il Rotary è suddiviso in 530 Distretti; in Italia sono 14 con più di 40mila soci.

Immagine di apertura: i soci fondatori del Rotary nel 1906: da sinistra, in piedi Paul Harris e Hiram E. Shorey; seduti, Silvester Schiele e Gustavus Loehr (fonte: rotary.org)

 

Toscano, giornalista professionista, ha lavorato a «La Nazione» per circa 40 anni. É stato per molti anni responsabile della redazione del quotidiano a Montecatini Terme e per un certo periodo anche di quella di Pistoia. In occasione degli ottant’anni della morte di Giuseppe Verdi, ha cominciato ad interessarsi dei grandi musicisti legati a Montecatini. Così per Polistampa ha pubblicato "Giuseppe Verdi a Montecatini" (due edizioni 1981 e 2001), "Giacomo Puccini, luoghi e sentimenti" (2004 e 2007 edizione ampliata), "Ruggero Leoncavallo: i successi, i sogni e le delusioni" (2007). È autore anche di "Album di Pistoia e Montecatini" (1992) e "Storia del Rotary a Pistoia" (2001), in occasione dei 50 anni del Club. Con l'editore Wingsbert House ha pubblicato "I lieti calici di Verdi" (2013) e "Puccini: l'amore, le passioni, le golose imprese" (2014). Socio del Rotary Club Pistoia-Montecatini Terme, è stato Governatore del Distretto 2071 (Toscana) nell'anno rotariano 2015-2016.

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