Firenze 27 Giugno 2023

Nel corso dell’evoluzione il passaggio alla stazione eretta dell’uomo ha ridotto la sua stabilità, tanto da farlo definire dal famoso paleoantropologo sudafricano Phillip Tobias Il bipede barcollante (libro pubblicato in Italia con questo titolo da Einaudi nel 1992 ancora in commercio), definizione divenuta famosa.

La copertina del bestseller “Il Bipede Barcollante” di Phillip Tobias pubblicato da Einaudi nel 1992

In effetti, sotto l’aspetto delle leggi della fisica, la postura eretta e il suo mantenimento in condizioni statiche e ancor più dinamiche, configura una vera e propria sfida alla gravità. Quando eseguiamo le attività più semplici, come alzarci dalla sedia, allungarci, girarci, camminare, per coordinare il movimento e controbilanciare l’instabilità vengono attivati e coinvolti vari sistemi: le aree cerebrali motorie e sensitive, le vie nervose (i nervi), l’apparato muscolare. Risultano inoltre fondamentali, per il mantenimento della stabilità, alcuni organi come l’occhio, l’apparato vestibolare situato nell’orecchio interno (sede dell’equilibro) e i nervi che veicolano le sensazioni degli arti e del movimento, sensazioni che i medici chiamano “sensibilità propriocettiva”. Altrettanto importanti sono le componenti muscolo-scheletriche che includono l’escursione articolare, la flessibilità vertebrale con il mantenimento delle curve fisiologiche (ovvero la lordosi cervicale e quella lombare, quelle curvature a convessità anteriore e concavità posteriore che assicurano l’elasticità della colonna, anche in età avanzata), e la forza muscolare.
Prima di tutto quando si parla di instabilità posturale, è opportuno considerare i cambiamenti strutturali che compaiono nel nostro corpo in seguito ad abitudini di vita non proprio sane, quali le diete ipercaloriche e la sedentarietà da cui deriva un sovrappeso che ha le sue conseguenze.

la colonna vertebrale vista di profilo con la cifosi lombare, la concavità posteriore (foto di Mikeingram1)

Per esempio, l’aumento di adipe al tronco e la protrusione dell’addome favorita anche dalla perdita di efficienza dei muscoli addominali che hanno funzione di sostegno e di contenimento dei visceri, modificano l’assetto muscolo-scheletrico accentuando la lordosi (la concavità posteriore) lombo-sacrale per mantenere il baricentro entro la base d’appoggio. Tutto questo avviene con un impegno muscolare continuo delle catene muscolari della regione dorsale del corpo, spesso all’origine di dolore cronico alla schiena. Eloquenti le vignette dell’anziano in costume da bagno: gambe sottili e grandi pance! Non dimentichiamo che una dieta impropria con zuccheri in eccesso, dove lo scarso apporto proteico porta alla perdita di massa muscolare (indicata come sarcopenia) e conseguentemente di forza, soprattutto agli arti inferiori, aumenta il rischio di cadute. In tali condizioni ci sono tutte le premesse per una precarietà della posizione eretta e dell’equilibrio. Escludendo le gravi malattie neurologiche di origine circolatoria come l’ictus o quelle di origine neurodegenerativa come la malattia di Parkinson dove l’instabilità posturale rappresenta soltanto uno dei sintomi iniziali della malattia, le condizioni che nella popolazione anziana possono incidere negativamente sulla postura, oltre al sovrappeso e alla sedentarietà, sono molteplici e vanno dalla diminuzione dell’attenzione, alla maggiore distraibilità favorita dal voler seguire due compiti contemporaneamente come camminare o scendere le scale leggendo il giornale o parlare al cellulare, mantenere una certa rigidità dello sguardo spesso favorita dall’uso di lenti multifocali.

Non alzarsi dal letto di scatto, ma con gradualità, stringendo i pugni per aumentare il ritorno venoso al cuore (fonte: aesdomicilio.com)

E allora, quali sono gli espedienti che possono aiutarci a combattere l’instabilità ad una certa età? Come abbiamo già detto, l’obesità è un nemico, quindi bisogna cercare di controllare il peso anche grazie all’attività fisica. Poi mantenere l’abitudine ad esplorare l’ambiente durante una passeggiata perché notare nuovi dettagli è una strategia utile a mantenere il livello di attenzione. Ascoltare il ritmo del passo, ma anche concentrarsi sulle sensazioni corporee come sentire le gambe più toniche e più forti, con i piedi più in contatto col suolo. Nell’alzarci dal letto al risveglio facciamo tutto con gradualità e senza fretta. Una serie di esercizi isometrici, ad esempio stringere i pugni, contribuisce ad aumentare il ritorno venoso verso il cuore incrementando così il flusso di sangue più ossigenato verso il cervello. La sensazione di testa vuota, talvolta di instabilità, è spesso la conseguenza di una momentanea riduzione di flusso di sangue che la forza di gravità spinge verso il basso, riducendo per qualche istante una adeguata irrorazione cerebrale.

Immagine di apertura: foto di BM10777

Nato a Reggio Calabria, fiorentino di adozione, neuropsichiatra e geriatra. Laureato in Medicina presso l'università di Messina, dopo l’esperienza di medico condotto in Aspromonte, si è trasferito a Firenze presso l’Istituto di Gerontologia e Geriatria diretto dal professor Francesco Maria Antonini. Specializzato in Gerontologia e Geriatria, Malattie Nervose e Mentali, presso l'Ospedale I Fraticini di Firenze si è occupato del settore psicogeriatrico. È stato docente di psicogeriatria all'Università di Firenze. Ha collaborato al "Corriere della Sera" con una rubrica dedicata alla Geriatria.

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