Firenze 23 Settembre 2020

Che dire dell’età di Joe Biden, sfidante dell’attuale inquilino della Casa Bianca alle prossime elezioni Usa, il candidato più anziano della storia americana, ben settantasette primavere? Prima di lui, il record di vecchiaia era di Donald Trump, divenuto Presidente a settant’anni, mentre Ronald Reagan quando entrò alla Casa Bianca ne aveva sessantanove, Harry Truman soltanto sessanta, Dwight Eisenhower sessantadue, Bush padre sessantaquattro. Politico di lungo corso, Biden è conosciuto dal grande pubblico per aver coperto, per otto anni, la carica di vicepresidente degli Stati Uniti accanto al giovane Barack Obama (quarantasette anni all’elezione).

Ronald Reagan, Presidente degli Stati Uniti dal 1981 al 1989, al momento dell’elezione aveva sessantanove anni. Fu allora il più vecchio della storia americana (foto di Wikilmages).

Ma questo elegante signore non è troppo in là con gli anni per una carica così impegnativa come la Presidenza degli Stati Uniti? Indubbiamente il candidato democratico si fa notare per il portamento elegante, la postura eretta, l’incedere sicuro, un aspetto tutt’altro che senile. Ed esempi di Capi di Stato che hanno governato fino ad età avanzata ce ne sono diversi, da Fidel Castro a Mao, a Leonid Brežnev, a Kostantin Černenko, tutti avanti negli anni ma rimasti al loro posto soprattutto come figure rappresentative a causa delle precarie condizioni di salute.
In realtà il problema di fondo non è tanto l’età di Biden, ma le sue condizioni di salute, potremmo dire la sua “cartella clinica”. Nella storia di ognuno di noi, l’assenza di malattie importanti o di fattori di rischio come i disturbi circolatori o il fumo di sigaretta costituiscono un garanzia per il mantenimento di un buono stato di salute, per il nostro equilibrio psico-fisico negli anni a venire, e anche in tarda età. Dovremmo essere informati sullo stato di salute del candidato democratico alla Presidenza degli Stati Uniti per poterne sostenere la candidatura. Ma ridimensionare il candidato Biden solo per i suoi settantasette anni è riduttivo ed è frutto di un pregiudizio molto diffuso nella società. La vecchiaia veicolo di ogni male, di ogni malessere, percepita essa stessa come malattia! Se la salute di Biden è eccellente, non dovrebbero esserci riserve sulla sua candidabilità a Presidente. Anzi la lunga esperienza di vita alle spalle (e le tragedie familiari vissute) potrebbe tradursi in una più profonda conoscenza delle persone e degli eventi, favorendo una valutazione più realistica delle circostanze, elemento che fa parte dell’arte di governare. L’elezione di Biden costituirebbe un forte messaggio in favore dei valori e delle capacità di fare di una persona, indipendentemente dalla data di nascita.

Donald Trump si è ricandidato alla Casa Bianca. Quando è stato eletto Presidente nel 2017, la sua età è stata un record, settant’anni, il più anziano della storia americana (foto di John Hain).

Non possiamo ignorare che, a tutt’oggi, i pregiudizi sull’età anziana sono sempre forti e omnipresenti nonostante i progressi delle Neuroscienze che confermano con sempre maggiore evidenza il mantenimento delle nostre capacità cerebrali anche se gli anni che ci siamo lasciati alle spalle sono già tanti. Oggi si sa che il rimanere sulla breccia, continuare a interagire con l’ambiente, evitare il disimpegno, coltivare interessi e relazioni è la strada giusta per mantenere in efficienza sia la mente che il corpo. I progressi più recenti degli studi sul cervello dimostrano che ci può essere formazione di nuove cellule cerebrali (neuroni) e soprattutto di connessioni tra di loro (sinapsi) anche in tarda età. D’altra parte la percezione negativa degli anni che avanzano che ha caratterizzato la nostra epoca è anche frutto dei metodi di indagine trasversali – l’osservazione di un campione di popolazione in un preciso momento al fine di verificare la presenza di una patologia – a lungo utilizzati nella ricerca scientifica. Accomunando sani e malati, questi studi hanno portato a conclusioni statistiche sbagliate, dalle quali emergeva una vecchiaia menomata nelle sue capacità o, comunque, in perdita. I metodi più moderni utilizzati in un secondo periodo, detti longitudinali, che seguono uno stesso soggetto nel tempo, ad intervalli successivi, hanno reso giustizia all’anziano, scoprendolo spesso integro sia fisicamente, sia sotto il profilo psichico; in sostanza diverso dalle persone più giovani soltanto nell’aspetto estetico. In altri termini, la presunta, ineluttabile, decadenza della persona anziana costituisce un’anomalia nel processo di invecchiamento, non la regola.
Avere un Presidente dell’età di Joe Biden a capo della nazione americana sarebbe il segnale che si sta superando uno dei pregiudizi più radicati, quello del declassamento dei cittadini più anziani. Una vera rivoluzione culturale.

Immagine di apertura: una foto ufficiale di Joe Biden, candidato democratico alle prossime elezioni presidenziali Usa

Elio Musco
Nato a Reggio Calabria, fiorentino di adozione, neuropsichiatra e geriatra. Laureato in Medicina presso l'università di Messina, dopo l’esperienza di medico condotto in Aspromonte, si è trasferito a Firenze presso l’Istituto di Gerontologia e Geriatria diretto dal professor Francesco Maria Antonini. Specializzato in Gerontologia e Geriatria, Malattie Nervose e Mentali, presso l'Ospedale I Fraticini di Firenze si è occupato del settore psicogeriatrico. È stato docente di psicogeriatria all'Università di Firenze. Ha collaborato al "Corriere della Sera" con una rubrica dedicata alla Geriatria.

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