Firenze 27 Novembre 2025
Petra è una città unica e straordinaria; si trova in Giordania, a sud della capitale Amman. Il suo regno fiorì tra il IV secolo a.C. e il 106 d.C. La città fu costruita tra le montagne dai Nabatei, nomadi commercianti che fondarono il primo impero arabo della storia, fra Siria meridionale, Nord Arabia, Sinai e mar Rosso.

Un popolo che sapeva scolpire con grande abilità tanto che Petra è soprannominata la “città rosa” dal colore della roccia in cui è scavata. La disponibilità d’acqua e la sicurezza ne fecero il luogo ideale per il controllo commerciale delle vie carovaniere lungo le quali si svolgeva il commercio di prodotti di lusso (spezie, incenso, mirra e seta). Petra fu abbandonata verso l’VIII secolo in seguito alla decadenza dei commerci e a catastrofi naturali e tale rimase per molto tempo, fino a quando le sue vestigia furono raggiunte avventurosamente nel 1812 dall’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt che rivelò, però, la scoperta soltanto nei suoi diari, pubblicati postumi, che suscitarono grande interesse in tutta Europa e contribuirono alla fama di Petra come meraviglia archeologica.

Ripercorriamo la storia di Petra dopo il 106 d.C. con Guido Vannini, professore di Archeologia Medievale, già direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’università di Firenze e membro del Consiglio della Scuola di Dottorato dell’Università La Sapienza di Roma, che dirige la missione Petra “Medievale” Archeologia dell’insediamento Crociato-Ayyubbide in Transgiordania dell’Università di Firenze, iniziata nel lontano 1986.
Quando la città fu occupata dai Romani, professor Vannini?
«Il regno nabateo fu annesso nel 106 d.C. dai Romani, perdendo qualsiasi centralità commerciale, fatto che portò all’abbandono della città, provata anche da terremoti distruttivi, già nel 363, quando poté ancora risollevarsi, e successivamente nel 749 che costituì il colpo di grazia, tanto che l’intera area era già divenuta sede di insediamenti eremitici o monastici».

Come nasce la Petra medievale?
«Tra il 1100 e il 1189, in epoca crociata, a partire dalla spedizione di re Baldovino I di Gerusalemme, già nel 1100, meno di un anno dalla presa della città Santa (Al Quds, in arabo) l’intera valle di Petra fu “incastellata” e divenne base logistica per la formazione di una classica Signoria feudale, di cui divenne capitale il vicino, grande castello di Shobak, chiamato anche Crac de Montréal. Si riattivò così l’antica funzione di frontiera tra Mediterraneo e Arabia, ma anche tra Siria ed Egitto».
Che cos’è un incastellamento?
«È quel fenomeno socio-politico che le signorie territoriali di matrice feudale organizzavano dislocando una serie di castelli sui territori che intendevano controllare. Il sistema petrano, basato fra i due grandi castelli di Wu’ayra e Al-Habis, era alle dirette dipendenze della Corona di Gerusalemme fino alla costituzione della signoria autonoma di Transgiordania nel 1142».

Qual è la storia delle esplorazioni archeologiche di Petra?
«Dopo alcune indagini britanniche condotte in età coloniale, l’esplorazione sistematica della valle iniziò alla fine degli anni Sessanta da parte di numerose missioni internazionali e non è più cessata, saldandosi, a partire dai primi anni Ottanta ad un turismo che ne ha fatto probabilmente il maggior sito archeologico al mondo. Dal 1986 Petra e i siti della Transgiordania crociata sono oggetto della Missione archeologica dell’Università di Firenze che ha portato ad una radicale interpretazione della storia dell’intera regione in età postclassica. Nel 2006 al sito monumentale di Shobak (uno degli insediamenti incastellati medievali meglio conservati dell’intero Medio Oriente) è anche dedicato uno specifico accordo internazionale italo-giordano, in chiave di archeologia pubblica, di cooperazione scientifica e culturale tra il Dipartimento di Antichità della Giordania e l’Ateneo fiorentino, che integra ricerca archeologica, restauro conservativo e valorizzazione. La missione conduce scavi, ricognizioni e attività che hanno, fra l’altro, consentito la messa a punto del nuovo approccio di archeologia “leggera” sperimentando metodologie innovative».

Qual è la strategia della missione?
«Il progetto non è basato sullo scavo – anche se indagini mirate punteggiano le varie campagne dedicate alla ricerca – ma su una metodologia messa a punto in termini sperimentali dalla cattedra basata su indagini estese su scala territoriale e a intensità variabile. Dalla grande scala (la frontiera crociato-musulmana fra Siria e Giordania) alla media scala (la regione compresa fra Mar Morto e Mar Rosso), alla piccola scala (la valle di Petra e l’area del castello di Shobak) – qualificabili come “osservatori stratigrafici”. Lo scopo è studiare una particolare società feudale nel suo periodo di primo insediamento che in Transgiordania si è conservato leggibile perché fu totalmente e rapidamente abbandonato dopo la battaglia di Hattin del 1187 (la battaglia tra il Regno di Gerusalemme e le forze ayybidi comandate da Saladino che si concluse con la sconfitta del primo, ndr) mentre la presenza crociata nel resto del regno latino di Gerusalemme si è mantenuta ancora per un secolo ma cancellando le tracce del primo insediamento. Così l’incastellamento di Petra si è dimostrato fulcro del nuovo sistema territoriale».
Avete studiato e scavato anche il grande castello di Shobak?
«In effetti si tratta del Crac di Montréal delle fonti franche eretto da Baldovino I in persona nel 1115 e presto divenuto capitale della Transgiordania crociata. Qui in effetti gli scavi hanno documentato la sorprendente presenza di imponenti rovine di un fortilizio romano, sulle quali fu eretto il castello crociato. Interessante osservare che si tratta di un dato che restituisce credibilità alla fonte franca che riporta la notizia, altrimenti incredibile, che il castello fosse stato costruito in soli 18 giorni».

In seguito che cos’è accaduto del castello?
«Le indagini leggere sulle murature ed i sondaggi mirati hanno fatto emergere con chiarezza che il castello fu trasformato nella cittadella di un centro urbano. Un evento di grande rilievo che reintrodusse dopo sei secoli l’urbanesimo nella Transgiordania meridionale, ad opera del genio di Saladino. Nelle ultime campagne di studio, infine, è emersa la città vera e propria nel suo sviluppo fra il XIII ed il XIV secolo con caratteri di una monumentalità mai vista nella regione da secoli. Si può dire che lo Shobak di Saladino, fra Ayyubbidi e Mamelucchi, ha saputo raccogliere l’eredità del Crac de Montréal crociato come capitale regionale e a guardia di una frontiera che questa volta si interpone fra Grande Siria ed Egitto. Si può dire in un certo senso che Shobak sia l’erede medievale dell’antica Petra».
Immagine di apertura: il Castello medievale di Shobak in Giordania




