Milano 27 Luglio 2023

Proprio alla vigilia del cambio della guardia al vertice, previsto per il prossimo mese di no-vembre con l’arrivo del nuovo governatore Fabio Panetta al posto di Ignazio Visco, la Ban-ca d’Italia festeggerà il suo centotrentesimo compleanno.

Ignazio Visco, attuale governatore della Banca d’Italia

Una coincidenza significativa, anche se quasi certamente non ci sarà alcuna variazione nella politica e nelle strategie della Banca Centrale, ormai allineate a quelle della Banca Centrale europea. Nata ufficialmente il 5 ottobre 1893 con la fusione, diventata operativa nel successivo mese di di-cembre, tra i preesistenti tre istituti di emissione (Banco di Sicilia, Banco di Napoli e una Banca d’Italia diversa da quella odierna), via Nazionale, così definita dall’indirizzo della sede attuale di Roma, si è trovata a gestire fasi storiche difficili. A partire dal periodo giolittiano, quando è riuscita ad affermare la propria caratteristica di ente pubblico (pur avendo azionisti privati) fino al ventennio fascista, quando subì profonde trasformazioni strutturali, anche in seguito alla cosiddetta “grande depressione” che portò alla nuova legge bancaria del 1936. Per non parlare della difesa della lira dai ripetuti attacchi speculativi che si sono manifestati in vari momenti della storia recente. L’indipendenza dal poter politico, caratteristica fondamentale di tutte le banche centrali, è stata mantenuta anche quando le crisi finanziarie hanno indotto i governi di turno a minacciarla. E il merito va riconosciuto alle personalità che si sono succedute alla guida dell’ente, da Bonaldo Stringher a Vincenzo Azzolini, da Luigi Einaudi a Donato Menichella, giù giù fino a Guido Carli, Paolo Baffi, Carlo Azeglio Ciampi, Antonio Fazio e Mario Draghi. Personaggi che hanno lasciato il segno nella storia non solo economica del nostro Paese.

Fabio Panetta al congresso della European Economic Association, Milano 23 Agosto 2022. Sarà il nuovo Governatore della Banca d’Italia
ANSA / MATTEO BAZZI

Oggi la Banca d’Italia è rimasta, dopo essere passata attraverso guerre, cambi di governi e rivoluzioni varie, una società formalmente privata con funzioni (e che funzioni: si pensi soltanto alla tutela del risparmio e alla vigilanza sul sistema bancario nazionale) inequivocabilmente pubbliche. Il capitale è formato da 300 mila quote, di cui 50.556 sono di proprietà di Intesa-S.Paolo e 25.256 di Unicredit, le due più grandi banche italiane. Seguono, con 9 mila quote ciascuno, Assicurazioni Generali, Inps, Inarcassa, Bnl, Inail, Carige e più di 150 altre imprese finanziarie. In apparenza, una struttura simile farebbe pensare a un gigantesco conflitto di interessi. Nella realtà, invece, esistono meccanismi, perfezionati nel tempo e previsti da leggi ad hoc, che garantiscono la completa autonomia dell’ente. Per esempio, dal 2014 nessun azionista può possedere più del 3% delle quote dell’Istituto. Chi ne possiede di più, nell’attesa di vendere quelle in eccesso, deve sottostare comunque a dei limiti precisi: le quote pesano, nel diritto di voto e nell’attribuzione dei dividendi, come se fossero ferme al 3%. Non solo: il consiglio di amministrazione ha poteri limitati e nella distribuzione degli utili gli azionisti sono nettamente sfavoriti (hanno diritto al massimo al 6% dei profitti realizzati), mentre un 20% è destinato alle riserve ordinarie e un altro 20% a quelle straordinarie e la parte più consistente (almeno il 54%) finisce direttamente nelle casse dello Stato.

Per evitare conflitti di interesse il consiglio di amministrazione di Bankitalia ha poteri limitati e nella distribuzione degli utili gli azionisti sono nettamente sfavoriti  (foto di The DigitalArtist)

Nessun rischio di interferenza, dunque, nella mission di Bankitalia, da parte di chi ne de-tiene la proprietà. D’altra parte vere e proprie situazioni di conflitto non si sono mai verificate. Una sola volta Bankitalia si è trovata ad avere a che fare con la Magistratura. È accaduto nel 1979, quando una iniziativa giudiziaria basata su accuse rivelatesi poi infondate, portò sul banco degli accusati l’allora governatore Paolo Baffi e addirittura agli arresti, disposti dalla Procura di Roma, del vice direttore generale Mario Sarcinelli. Furono momenti drammatici, che provocarono le dimissioni di Baffi, sostituito con Carlo Azeglio Ciampi. E tutto questo accadeva, tra l’altro, al termine di una delle fasi più delicate per la lira, con il sistema valutario internazionale in grave crisi e l’inflazione galoppante, soprattutto in Italia. Le banche centrali di tutti i Paesi industrializzati furono costrette a interventi drastici, riu-scendo alla fine a disegnare un nuovo ordine monetario mondiale. Anche la Banca d’Italia giocò un ruolo importante, grazie alla sua autonomia dal potere politico, nella lotta all’inflazione e, soprattutto, nel ripristino della stabilità della lira. Tanto che l’Italia riuscì a riequilibrare le finanze pubbliche al punto da essere ammessa nel primo gruppo di Paesi che nel 1999 hanno adottato l’euro come propria moneta, iniziata poi a circolare nel 2002.

La Banca di Italia con l’adozione dell’euro ha visto trasferire buona parte dei suoi poteri alla Banca Centrale Europea (foto di Geralt)

A questo punto, però, è arrivata una svolta storica: con l’adozione della nuova moneta unica anche il ruolo delle singole banche centrali nazionali si è dovuto necessariamente ridimensionare. Una parte dei loro poteri è stato infatti trasferito a una nuova realtà, la Banca Centrale europea. A Bankitalia sono rimaste le funzioni di controllo del settore finanziario italiano e di elaborazione delle migliori strategie per attuare le decisioni dell’Ue in tema di moneta e credito. Il suo Centro Studi, apprezzato a livello mondiale, continuerà inoltre a pubblicare analisi e studi sul quadro economico-finanziario italiano. Nessun cambiamento, invece, per quanto riguarda la governance e la struttura amministrativa.

Immagine di apertura: la sede della Banca d’Italia a Roma, a Palazzo Koch, in via Nazionale

Nato a Rivanazzano Terme (Pavia) è giornalista professionista dal 1977. Per quasi trent'anni alla redazione Economia del "Corriere della Sera", è tuttora titolare della rubrica quotidiana sulla Borsa Valori. Prima di approdare nel 1986 a via Solferino, è stato Caporedattore a "Il Mondo" e in precedenza ha lavorato al "Sole24ore" e alla "Gazzetta del Popolo" di Torino. Tra i suoi libri, "Guida facile alla Borsa", Sperling & Kupfer (tre edizioni, l'ultima nel 2000) e "Meno Agnelli, più Fiat, cronaca di un cambiamento", Daniela Piazza Editore, 2010.Nel 2019 per Mind Edizioni è uscito il suo ultimo libro, "Difendi i tuoi soldi. Capire prima di investire".

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