I comportamenti virtuosi fanno bene al pianeta, alla nostra coscienza ma anche al nostro portafoglio. Chi, nei primi tre mesi di quest’anno, ha acquistato quote di fondi comuni che investono soltanto in aziende certificate come “sostenibili”, oppure direttamente azioni di società con le stesse caratteristiche, ha ottenuto un guadagno superiore alla media. Lo dicono una recente ricerca di Morningstar, società globale di servizi finanziari con sede a Chicago da tempo operante anche in Italia, e un’altra, pubblicata quasi in contemporanea, realizzata dal colosso bancario Hsbc (Hong Kong and Shanghai bank). La prima ha dimostrato che i fondi d’investimento “etici” hanno ottenuto i migliori risultati sia in termini di raccolta, sia in termini di rendimento per i sottoscrittori. La seconda, che ha preso in esame azioni e bond di aziende riconosciute Esg (l’acronimo significa Environment, Social and Governance), rispettose cioè di ambiente, capitale umano e regole di gestione aziendale, è giunta allo stesso risultato, quantificato in un 7% di incremento medio delle quotazioni. Da sottolineare che entrambe le rilevazioni si riferiscono a un periodo, il primo trimestre di quest’anno, che per buona parte comprende la quarantena da Covid 19.
Perché i fondi “etici” piacciono (e raccolgono) più di quelli tradizionali? Una prima risposta si collega alla profonda presa di coscienza da parte del pubblico in generale (e di quello dei risparmiatori nella fattispecie) nei confronti della sostenibilità, ambientale e non. Poi c’è l’altro aspetto: perché rendono di più? In questo caso è più difficile trovare una spiegazione. Gestori particolarmente bravi? O semplicemente più fortunati? Oppure la sostenibilità, al di là degli slogan, fa davvero guadagnare?
Secondo Sara Silano di Morningstar, che ha partecipato alla ricerca sui fondi (l’analisi riguarda 2.528 fondi comuni europei che applicano i criteri Esg), la scelta della sostenibilità «trova spiegazione nella tipologia di investitori che li sottoscrivono, spesso guidati da valori e con un orizzonte di lungo termine che li predispone meglio a superare i periodi di crisi». Tesi condivisa, per quanto riguarda le azioni di società quotate rilevate da Hsbc (e che si presume siano massicciamente presenti nei portafogli dei fondi), da Alberto Giacomotti, autore di Creare valore con la sostenibilità (Maggioli Editore) da poco in libreria, che cita in proposito la Harward Review, secondo la quale “le migliori performance dei titoli di imprese sostenibili dipendono dalla maggiore sicurezza che offrono al risparmiatore-cassettista semplicemente per il fatto che investono in un orizzonte di medio-lungo periodo”. Naturalmente, precisa Giacomotti: «Il concetto di sostenibilità non si limita all’ambiente, ma interessa molti altri ambiti. Le imprese più all’avanguardia lo hanno capito. Le altre faticano ancora a comprendere che si tratta di un’opportunità per fare business».
Ma ritorniamo ai risparmiatori. Quali sono i “prodotti” disponibili in Italia? Per quanto riguarda i fondi comuni d’investimento, è inevitabile partire da quelli gestiti da Etica sgr, l’unica società di gestione italiana, attiva dal 2000, che prevede per statuto di investire soltanto in asset sostenibili e di “sensibilizzare il pubblico nei confronti degli investimenti socialmente responsabili”. I suoi fondi sono distribuiti da una rete diretta di consulenti finanziari e da quelle delle banche azioniste, che sono Banca Etica, Banco Bpm, Bper Banca, Banca popolare di Sondrio e Cassa centrale Banca-credito cooperativo italiano. Quasi tutte le maggiori società di gestione operanti in Italia, da Eurizon (Intesa-S.Paolo) a Ubi-Pramerica, da Sella sgr a Banca Generali, da Amundi a Banca Mediolanum, tanto per fare qualche esempio, dispongono di fondi con caratteristiche di sostenibilità.

Chi volesse, infine, puntare direttamente sulle azioni che rispettano i criteri Esg, secondo l’Osservatorio del Sole-24 ore sono attualmente 68 quelle presenti sul listino di Piazza Affari. Anche Borsa Italiana pubblica dal 2017 con cadenza annuale una guida dedicata a questa tipologia di titoli, che può essere richiesta dai risparmiatori interessati.

Immagine di apertura: Heather Paque

Nato a Rivanazzano Terme (Pavia) è giornalista professionista dal 1977. Per quasi trent'anni alla redazione Economia del "Corriere della Sera", è tuttora titolare della rubrica quotidiana sulla Borsa Valori. Prima di approdare nel 1986 a via Solferino, è stato Caporedattore a "Il Mondo" e in precedenza ha lavorato al "Sole24ore" e alla "Gazzetta del Popolo" di Torino. Tra i suoi libri, "Guida facile alla Borsa", Sperling & Kupfer (tre edizioni, l'ultima nel 2000) e "Meno Agnelli, più Fiat, cronaca di un cambiamento", Daniela Piazza Editore, 2010.Nel 2019 per Mind Edizioni è uscito il suo ultimo libro, "Difendi i tuoi soldi. Capire prima di investire".

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