La Brexit avrà un impatto sulle nostre tasche? Tra i tanti aspetti affrontati da analisti e osservatori sull’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, quello delle possibili ricadute sui risparmi dei cittadini non è stato finora affrontato. In effetti il tema non è di facile interpretazione. Soprattutto per i non britannici. Anche perché la sterlina non è mai entrata nell’euro e anche dopo l’introduzione della moneta unica gli investitori europei, grandi e piccoli, hanno continuato a tenere conto dell’effetto cambio. Proprio come continuano a fare con il dollaro o con lo yen.
Eppure la Brexit, una rivoluzione che coinvolgerà molti aspetti dei rapporti tra i cittadini britannici e quelli del resto d’Europa, non potrà non incidere anche sulle scelte di investimento del risparmio. Quando e come? Secondo il premier britannico i negoziati con Bruxelles per l’uscita dall’Ue dovrebbero concludersi entro dicembre. Ma pochi scommettono sul rispetto di questa scadenza. Troppe (e maledettamente complicate) sono infatti le variabili di una trattativa che comprende i fronti più disparati. In ballo ci sono le problematiche più evidenti, come lo stop alla libera circolazione delle persone da e verso la Gran Bretagna. Poi il grande capitolo del commercio, a causa dell’inevitabile applicazione di dazi sulle merci che dai Paesi dell’Unione varcheranno la Manica e viceversa. Ma c’è anche molto altro. Questioni che riguardano la vita delle famiglie, come la sorte del progetto Erasmus per i giovani europei intenzionati a svolgere un periodo di studio in Inghilterra. Oppure, appunto, la ricaduta che la Brexit potrebbe avere sui nostri risparmi. È impensabile, insomma, che la vicenda possa risolversi in pochi mesi. Anzi, i più pessimisti parlano di anni, se non addirittura di decenni prima che tutti i tasselli del mosaico si saranno sistemati. Nel frattempo a vincere sarà l’incertezza. Ed è proprio questo il nemico numero uno dei mercati finanziari e, di conseguenza, di chi direttamente o indirettamente alimenta gli scambi finanziari, vale a dire i risparmiatori. Noi italiani abbiamo imparato in questi ultimi anni a comprendere il ruolo dello spread, il differenziale di rendimento tra i titoli del nostro debito pubblico e quelli della Germania, considerata il benchmark, cioè il punto di riferimento. Non solo. C’è interconnessione tra le Borse e le piattaforme informatiche di tutto il mondo, che permettono di monitorare minuto per minuto gli umori – e di conseguenza gli andamenti – di tutti i mercati. Prezzi e rendimenti sono diventati immediatamente comparabili. Senza contare che, nel caso specifico, noi italiani siamo, tra gli europei, i più “vicini” al Regno Unito, almeno dal punto di vista delle procedure sottostanti la compravendita di titoli: dal 2007, infatti, Piazza Affari è controllata dal London Stock Exchange, la Borsa di Londra. E questo sarà uno dei nodi da sciogliere con la Brexit, perché gli intermediari autorizzati presso la Borsa di Milano potrebbero avere bisogno di una doppia autorizzazione: quella britannica e quella europea. La Consob ha comunque già fatto sapere di non “vedere rischi” dal punto di vista operativo. In realtà è difficile oggi ipotizzare che cosa succederà davvero sui mercati: Certo, la Gran Bretagna punta, con la Brexit, a valorizzare il ruolo che già ricopre nella finanza internazionale. Ma questo ha poca attinenza con le scelte di investimento, che grazie alla tecnologia possono indirizzarsi ovunque. Si può dunque spostare l’analisi sui singoli strumenti finanziari.
Azioni. Fino a quando il “divorzio” non si sarà completato, i listini azionari saranno dominati dall’incertezza. Un terreno ideale per chi fa trading, chi cioè compra e vende in continuazione sfruttando la volatilità delle quotazioni. Chi invece sceglie le azioni come investimento stabile (i cosiddetti “cassettisti”) dovrà sempre più guardare alla solidità delle società emittenti, alla loro capacità di distribuire dividendi e alle prospettive del settore in cui opera.
Obbligazioni. In questo caso ai bond emessi dagli Stati sovrani è meglio preferire, in questa fase, quelli delle grandi corporate, che tra l’altro offrono rendimenti sensibilmente superiori. Ipotizzando, poi, una ripresa dell’inflazione nei prossimi anni, è opportuno riscoprire i titoli indicizzati (in Italia i Cct). Se, infine, la sterlina continuerà a valere più dell’euro, come accade attualmente, frutto proprio delle attese sulla Brexit, allora si potrà pensare a emissioni denominate in sterline, vantaggiose per l’effetto cambio.
Fondi comuni e gestioni. Nel risparmio gestito (fondi comuni per i piccoli capitali, gestioni personalizzate per chi ha disponibilità più consistenti) le scelte di investimento vengono delegate ad altri. In questo caso sono i gestori a farsi carico anche dell’intera problematica legata alla Brexit. Il risparmiatore deve soltanto preoccuparsi di scegliere i soggetti più affidabili (anche se i risultati già ottenuti non rappresentano, da soli, una garanzia).
Beni rifugio. L’oro, l’arte, l’antiquariato e i certificati rappresentativi delle principali materie prime vanno presi in considerazione proprio nei periodi di maggiore incertezza, come quello che si preannuncia nella lunga e delicata trattativa sulla Brexit. Anche in questo caso è comunque necessaria la consulenza di un esperto. È importante, inoltre, destinare a questi strumenti una parte limitata del proprio patrimonio, non più del 10-15%. La diversificazione infatti permette di ridurre i rischi.

Immagine di copertina: foto di PublicDomainPictures

Nato a Rivanazzano Terme (Pavia) è giornalista professionista dal 1977. Per quasi trent'anni alla redazione Economia del "Corriere della Sera", è tuttora titolare della rubrica quotidiana sulla Borsa Valori. Prima di approdare nel 1986 a via Solferino, è stato Caporedattore a "Il Mondo" e in precedenza ha lavorato al "Sole24ore" e alla "Gazzetta del Popolo" di Torino. Tra i suoi libri, "Guida facile alla Borsa", Sperling & Kupfer (tre edizioni, l'ultima nel 2000) e "Meno Agnelli, più Fiat, cronaca di un cambiamento", Daniela Piazza Editore, 2010.Nel 2019 per Mind Edizioni è uscito il suo ultimo libro, "Difendi i tuoi soldi. Capire prima di investire".

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui