Milano 21 Dicembre 2024
L’immagine della bambina sola in mezzo al mare, unica sopravvissuta al naufragio di una barca con 45 persone, è arrivata come un pugno al cuore proprio l’11 dicembre scorso durante il convegno Minori in contesti di conflitto promosso dall’Università Cattolica di Milano.

Questa storia estrema di dolore, l’immagine della solitudine, della paura e del salvataggio della piccola hanno fatto da sfondo agli interventi di studiosi e ricercatori che per il 35esimo anniversario dell’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia, sollecitano ancora una volta l’adozione di misure efficaci per migliorare la vita dei bambini che fuggono dalle guerre.
Negli ultimi decenni, le dinamiche e l’impatto dei conflitti armati sulle loro piccole vite è notevolmente peggiorato: i bambini sono coinvolti sempre più direttamente nei bombardamenti che vengono indirizzati verso obiettivi civili, case, scuole ed ospedali. Basta pensare a quanto è successo a Gaza in questi mesi e a quanto sta ancora accadendo. Secondo l’ONU sono 473 milioni i minori che vivono in zone di conflitto.

Solo l’attacco di Hamas del 7 ottobre e la risposta israeliana hanno portato ad un numero mai registrato prima di bambini morti, feriti, mutilati, spettatori di stupri o rapiti per essere arruolati come soldati. Stando ai dati forniti da Save The Children, a Gaza dall’ottobre dello scorso anno sono stati uccisi almeno 3.100 bambini sotto i 5 anni, 710 sotto l’anno di vita. La gravità di tutto ciò non si esaurisce quando tacciono le armi; tracce drammatiche permangono nel corpo e nell’anima per lunghi anni. È per questo che una documentazione grafico-pittorica, come quella presentata al convegno, è di particolare rilievo e serve come monito contro la follia della guerra e di chi la promuove. Il disegno è la forma di espressione privilegiata del bambino. Ha un valore narrativo perché racconta, grazie ad un linguaggio universalmente comprensibile, la sua storia e quanto sta vivendo in un determinato momento. A Milano, in questi giorni prenatalizi, i disegni infantili sono arricchiti di abeti colorati, palline, capanne con i personaggi del presepe.

Non così i disegni dei bambini in guerra che raccontano di orrore e morte, pongono interrogativi senza risposta sul senso di ciò che vivono, sono espressioni dei loro desideri, rappresentazioni di paure e traumi, ma anche di incrollabile speranza nella pace. Questi mezzi di comunicazione semplici e spontanei ci fanno capire le conseguenze indicibili sull’infanzia, l’angoscia e i sentimenti di paura provati durante il conflitto in Kossovo, la fuga dall’Afghanistan attraverso il deserto e per mare, lo spaesamento nei campi profughi di Lesbo e di Lampedusa e il terrore alla vista dei droni nei cieli dell’Ucraina, di Gaza e del Libano dove le bombe piovono come caramelle infuocate. Le conseguenze sono note: la fuga per migliaia di bambini che vengono sballottati da un posto all’altro, senza giocattoli nel loro piccolo bagaglio da profughi, lo smembramento delle famiglie, i traumi.

Per tutto questo, Papa Francesco non cessa di rivolgere accorati appelli denunciando le conseguenze durature degli eventi bellici che non discriminano bambini palestinesi, israeliani, libanesi cristiani e musulmani, ma colpiscono tutti. Le distruzioni, le vite spezzate, i traumi personali e collettivi, l’odio e sete di vendetta perdureranno a lungo nel tempo e questa scia avrà conseguenze importanti sui bambini di domani che faticosamente dovranno intraprendere cammini di pace.

Ancora oggi, Milano ricorda i 184 bambini morti nell’ottobre del 1944 durante il bombardamento della loro scuola in quartiere Gorla. Solo per stare in Europa, nella piazza di Serajevo un monumento riporta i nomi di 524 bambini uccisi nell’assedio (1992-1996), colpiti da cecchini mentre giocavano nei campetti o andavano a scuola. L’invasione russa dell’Ucraina, oltre a una scia di distruzioni e morti, ha comportato lo smembramento di migliaia di famiglie fuggite verso vari paesi europei e la deportazione forzata, secondo Children of War del National Information Bureau (NIB), di 19.500 bambini in Russia.

Ma perché? Se lo chiedono i bambini italiani, anche loro come i coetanei che le guerre non le hanno viste in televisione ma vissute sulla propria pelle, si chiedono il perché di tanta sofferenza, di tanto odio. Ma perché? La risposta è perché non c’è amore. Solo l’amore come espresso nell’ultima enciclica Dilexit nos di Papa Francesco scritta nel suo dodicesimo anno di pontificato e pubblicata nell’ottobre scorso, porterà la pace e i bambini questo lo sanno perché nel loro vocabolario grafico non ci sono solo scene di guerra, ma mescolati tra le rovine ammassate, compaiono un sole, un fiore e tanti cuoricini.
Ecco perché abbiamo voluto fortemente questo convegno e siamo grati ai bambini dell’Ucraina, di Gaza, Siria, Libano e Afghanistan per avervi partecipato con le loro testimonianze da cui emergono molto dolore, ma anche segnali di speranza e di pace.
Immagine di apertura: Kossovo, 1999




