Firenze 27 Novembre 2023

Secondo i dati più recenti pubblicati da JAMA (Journal of American Medical Society), prestigiosa rivista medica americana, la popolazione anziana ancora oggi è poco coinvolta nelle ricerche anche nelle malattie più frequenti dell’età avanzata. È paradossale che le persone che hanno superato i 65 anni siano poco rappresentate nei progetti di ricerca e talvolta esclusi anche dalle terapie, mentre sappiamo che l’invecchiamento comporta una maggiore frequenza di andare incontro a certe patologie.
Lo studio dei fenomeni e delle trasformazioni che hanno luogo a livello molecolare, del patrimonio genetico e cellulare, dei tessuti e degli organi sotto l’influenza dell’ambiente e della abitudini di vita lungo il percorso dell’esistenza, comprendendo quindi l’invecchiamento, appartiene alla Gerontologia. La ricerca a cui ci riferiamo in questa sede, più pertinente alla Geriatria o medicina dell’anziano, è la sperimentazione clinica che riguarda soprattutto lo studio dei farmaci impiegati nei pazienti in là con gli anni, registrandone efficacia, effetti secondari, eventuale tossicità, interazione con altre sostanze presenti nella terapia. Questo lavoro di ricerca comporta una attenta valutazione delle condizioni del paziente, dei suoi organi ed apparati, con particolare attenzione alla sua capacità di collaborazione e al livello di autonomia.

Purtroppo ancora oggi si somministrano agli anziani farmaci non sperimentati su di loro, perché i protocolli di ricerca includono soltanto soggetti sotto i 65 anni di età (foto di Yghea.it)

La registrazione rigorosa di ogni parametro vitale nel corso della sperimentazione è garanzia per il malato e permette una conoscenza più completa del farmaco. Ogni terapia richiede un lavoro che ne dimostri l’efficacia e la sicurezza di non compromettere funzioni vitali, anche se somministrato per lunghi periodi. La ricerca clinica acquista particolare importanza per i preparati destinati al trattamento dei tumori, i farmaci oncologici, cui talvolta non si fa ricorso nell’età avanzata per la temuta tossicità. Nel caso del cancro, la cui evoluzione lenta non costituisce spesso l’evento terminale e le terapie vengono considerate troppo aggressive e non praticabili negli anziani, prevale un atteggiamento fatalistico e rinunciatario verso la terapia.
Escludere questi pazienti dalla ricerca e a volte dagli approfondimenti diagnostici o dei trattamenti disponibili è assimilabile a quanto definito come Ageismo ( Robert N.Butler. 1968) dallo inglese Ageism, termine indicativo di discriminazione sistematica contro gli anziani, equiparabile al razzismo e al sessismo. L’Ageismo diventa così pervasivo nelle società odierne, soprattutto occidentali, fino a influenzare le scelte perfino nel campo della ricerca, dove occuparsi della popolazione anziana potrebbe apparire un investimento economico improduttivo data la ridotta aspettativa di vita di questi soggetti. Sappiamo bene che esiste ben poca ricerca indipendente, pagata dallo Stato; sono le case farmaceutiche protagoniste in questo ambito, e non investono risorse su “possibili consumatori” con una aspettativa di vita limitata.

Il medico prescrive terapie di cui non conosce esattamente gli effetti sull’organismo della persona anziana, per cui spesso sbaglia il dosaggio

L’iniziativa LIFE BEYOND LIMITS, nata dalla collaborazione tra associazioni per la tutela dei diritti dei pazienti oncoematologici, vuole sensibilizzare medici ed opinione pubblica sulle conseguenze dell’Ageismo il cui impatto influenza gli standard diagnostici e terapeutici. Solo la metà dei pazienti tra i 71 e 80 anni riceve trattamenti all’avanguardia rispetto al numero di pazienti con meno di 40 anni che ricevono la cura adeguata. Una tale discriminazione si estende anche ai protocolli sperimentali. Resistono ancora alcuni pregiudizi sul trattamento dei pazienti oncologici quali: gli ultrasessantacinquenni non rispondono alle cure come i giovani, non devono ricevere cure atte alla guarigione ma solo terapie palliative. La conseguenza di questi pregiudizi è che il soggetto anziano viene ancora escluso dalla sperimentazione clinica. E questa rinuncia ingiustificata a cure efficaci può dar luogo a conseguenze negative quali terapie somministrate in dosi sbagliate, interazioni tra diversi farmaci, maggiore tossicità per problemi cardiologici, renali o epatici.
Le conseguenze della limitata e spesso assente sperimentazione clinica in tarda età, sono quelle del non sapere trattare la maggior parte dei tumori che si verificano nei soggetti anziani. La ricerca in ambito clinico, seguendo una rigorosa metodologia scientifica, che comprende due gruppi di soggetti omogenei di cui un gruppo assume il farmaco da sperimentare e l’altro un sostanza inerte, un “placebo”, dà le informazioni fondamentali in termini di efficacia e di tollerabilità della molecola in esame. È ora di iniziare ad applicare questi criteri anche a chi giovane non è più.

Immagine di apertura: fonte: trendsanità.it

Elio Musco
Nato a Reggio Calabria, fiorentino di adozione, neuropsichiatra e geriatra. Laureato in Medicina presso l'università di Messina, dopo l’esperienza di medico condotto in Aspromonte, si è trasferito a Firenze presso l’Istituto di Gerontologia e Geriatria diretto dal professor Francesco Maria Antonini. Specializzato in Gerontologia e Geriatria, Malattie Nervose e Mentali, presso l'Ospedale I Fraticini di Firenze si è occupato del settore psicogeriatrico. È stato docente di psicogeriatria all'Università di Firenze. Ha collaborato al "Corriere della Sera" con una rubrica dedicata alla Geriatria.

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