Milano 27 Novembre 2025
Che succede a Woody Allen? Alla veneranda età di 90 anni si racconta, sotto mentite spoglie, in un romanzo. Il grande regista, attore, sceneggiatore, comico….. aveva già pubblicato altri libri, come raccolte di racconti, trascrizioni di suoi monologhi, una autobiografia, ma Che succede a Baum? Pubblicato da La Nave di Teseo è la sua prima narrazione romanzata. Protagonista è Asher Baum, un intellettuale newyorchese, ex giornalista, commediografo e scrittore, che alle soglie dei 51 anni, sta vivendo una profonda crisi professionale, esistenziale e familiare. Dopo i tiepidi consensi dell’ultimo libro e il fallimento dell’ultima drammaturgia, il suo prestigioso editore di New York lo ha liquidato, ritenendo i suoi scritti troppo filosofici e poco commerciali.

Ma Baum è un pensatore, un uomo culturalmente impegnato, che ha come punti di riferimento ed emulazione gli scrittori russi. Sa bene di non essere un Tolstoj o un Dostoevskij, ma non può pensare di arricchirsi «con best-seller effimeri: lui non poteva sprecare la vita in tali sciocchezze. Vendere è svendersi».
Non c’è in lui comprensione e adattamento ad un mondo che cambia per cui «Solo Asher Baum capisce Asher Baum». Non potendo più comunicare con gli individui che lo circondano, inizia a dialogare con se stesso, sdoppiandosi interiormente in un Asher cattivo e polemico e in un Asher buono e conciliante. E ciò suscita spesso lo stupore dei passanti e dei famigliari. Baum è al suo terzo matrimonio con Connie, una donna bella, intelligente, laureata ad Harvard, che lo costringe a vivere in campagna nel Connecticut, lontano dalla sua adorata New York. È un’unione agli sgoccioli, perché anche Connie ha smesso di ascoltarlo, delusa dalla fallimentare carriera del marito, decisamente inferiore alle aspettative nutrite agli inizi della loro conoscenza. Asher è tormentato, inoltre, da molti dubbi sulla fedeltà della moglie; pensa che l’abbia tradito con suo fratello Josh, più affascinante, più bello e «meno ebreo di lui».

Connie è follemente innamorata, invece, di suo figlio Thane, avuto da un precedente matrimonio, che, a dispetto di Asher, è già ritenuto un ottimo scrittore grazie ad un’opera prima, candidata al National Book Award. Asher, anche per invidia e rancore, reputa Thane un saccente presuntuoso, dubita del suo talento e non apprezza il suo libro. Ma soprattutto ritiene eccessivo, quasi simbiotico, il rapporto madre-figlio, tanto da individuare tra loro il complesso di Giocasta. La disistima è reciproca: anche Thane subdolamente distrugge il patrigno agli occhi della madre. E poi arriva Sam, l’ultima fidanzata di Thane che folgora Baum, perché gli ricorda Tyler, la sua adorata seconda moglie che lo aveva lasciato per andare ad allevare pecore in Nuova Zelanda con un nuovo amore. Sam e Asher entrano subito in sintonia e, per motivi di lavoro, trascorrono mezza giornata a New York insieme. E qui il colpo di scena: proprio quel giorno Asher viene per caso a conoscenza di un segreto, che, se rivelato, potrebbe mandare in frantumi tutto il suo mondo familiare…..

Tutto sa di deja vu questo libro. Il protagonista, palese alter ego dell’autore è il classico intellettuale ebreo newyorchese colto, paranoico, ipocondriaco, autoironico, che non vuol perdere neanche un morso della Grande Mela, che ama vivere e perdersi tra le strade di Manhattan e che si sente oppresso e impaurito dal silenzio della campagna. Si scopre a rimpiangere il mondo patinato di New York, di quando le coppie di sera indossavano smoking e abiti eleganti per le occasioni mondane. Fa parte di un mondo borghese, elitario dove anche i suoi amici di gioventù erano tutti aspiranti scrittori! Solo ultimamente «si sente in disaccordo con se stesso» per l’acquisita coscienza dei propri limiti e del declino professionale. E poi è in corso una denuncia pubblica nei suoi confronti per aver maldestramente tentato di baciare una giornalista che lo intervistava!
Se questo non è Woody Allen e la sua commedia umana…!
Il romanzo ha una trama semplice, poco elaborata che somiglia di più ad una sceneggiatura. Offre il destro all’autore per ripercorrere la propria vita costellata di nevrosi, paure e ossessioni, soprattutto sul senso della vita. Si legge volentieri perché scritto in modo brillante e divertente, con un ritmo serrato soprattutto nelle parti dialogate e in quei soliloqui, che tanto ricordano i monologhi dei suoi film. Ovviamente è ricco di battute ironiche, sferzanti, sempre velate di una certa malinconia da cui si evince la critica all’attuale società statunitense, soprattutto in campo editoriale e culturale in genere. Numerose sono le citazioni filosofiche, musicali, letterarie a dimostrazione del talento dell’autore. Ma, nel complesso, l’opera risulta piuttosto scontata e un po’ troppo americana.
Immagine di apertura: Woody Allen con Diane Keaton all’epoca della lavorazione di Io e Annie (1977), film che fruttò ad Allen l’Oscar per la migliore regia e la migliore sceneggiatura nel 1978




