Firenze 27 Luglio 2022

L’ammasso di galassie SMACS 0723, una regione celeste visibile dall’emisfero australe, è la prima foto scattata dal James Webb Telescope, il più grande telescopio mai lanciato nello spazio che potrà indagare sulla storia dell’universo fino a 100 milioni di anni dopo il Big Bang. Da poche settimane dilagano sul web le prime straordinarie immagini dell’Universo inviate dal nuovo telescopio spaziale della Nasa.

La copertina del libro “Storie sospese tra la Terra e il cielo” di Franco Foresta Martin, pubblicato da Villaggio Letterario

Quella che lega l’uomo all’Universo è una storia antica e ricca enigmi, fatta di grandi scoperte e di progresso scientifico, sospesa tra superstizioni e credenze che si sono susseguite nei secoli, come racconta il giornalista scientifico, geologo e scrittore Franco Foresta Martin nel libro Storie sospese fra la terra e il cielo; “scoperte e sfide dell‘Astronomia e delle Scienze Spaziali”, edito da Villaggio Letterario. ll libro è un insieme di racconti, notizie, aneddoti, curiosità, cronache, frutto della vasta esperienza dell’autore in questo campo, uniti ai tanti articoli scritti e ai documenti scientifici raccolti durante i suoi studi e le esperienze avute con numerosi importanti scienziati. Così, grazie a Franco Foresta Martin, veniamo a sapere che risulta un caso documentato e trattato dalla letteratura scientifica di una donna colpita da un meteorite il 30 novembre del 1954. Proprio così, la signora Ann Elizabeth Hodges, casalinga di 34 anni residente a Sylacauga, piccola cittadina in Alabama (USA), mentre faceva un sonnellino sul divano, fu svegliata di soprassalto da un frastuono e da un acuto dolore fra il fianco e l’inguine sinistro. Sul pavimento accanto al divano era piombato improvvisamente un blocco di pietra grande quanto un ananas che emanava calore. L’oggetto aveva sfondato il tetto dell‘abitazione e il soffitto del soggiorno e le aveva prodotto una ferita e una vasta scottatura. Incredibile ma vero.

1954: in mano al poliziotto il meteorite che dopo ave sfondato il soffitto, aveva ferito la signora Hodges (Museo di Storia Naturale dell’Università dell’Alabama)

Nei secoli si sono tramandate notizie e documenti di meteoriti caduti dal cielo, ma in nessun caso fino a quel giorno aveva colpito l’uomo! L‘oggetto penetrato a casa Hodges fu così descritto: peso 3,86 chili, dimensione massima 18 centimetri, minima 13. Fu un vero e proprio caso mediatico rilanciato dai media e dalla nascente televisione. A proposito di meteoriti Franco Foresta Martin racconta anche dell’assurdo caso di quello caduto nel campo d’insalata a Fermo nelle Marche, il 25 settembre 1996. Come spiegano i documenti raccolti dall’autore, Ettore Fedeli, professore di fisica e sindaco di Fermo annunciò la caduta del frammento, ma fu l’agricoltore Luigino Benedetti, intento a piantare l’insalata nel suo campo che sentì all’improvviso un rombo assordante travolgere l’atmosfera. Le forze dell’ordine unitamente all’intera popolazione si mobilitarono per andare a vedere l’oggetto caduto dal cielo e per capire di che cosa si trattasse, mentre la notizia rimbalzava dai media locali a quelli nazionali. Era una pietra di colore grigio scuro di circa 24 x 19 x 15 centimetri e pesava ben 10 chili. Il meteorite di Fermo è risultato il terzo più importante in termini di peso fra i 12 caduti nel nostro Paese nel corso del Novecento.

Il meteorite di Fermo fotografato nella caserma dei carabinieri il giorno del suo ritrovamento (foto Corriere della Sera)

È rimasto a Fermo e si può ammirare esposto in una sezione dei Musei Scientifici di Villa Vitali.Fra le curiosità e le notizie c’è anche la storia, dimenticata dai più, dell‘asteroide 1997XF11. Il 12 marzo 1998 fu diffusa la notizia di una minaccia catastrofica: la possibile caduta sulla Terra di un asteroide. Si trattava di un blocco roccioso, di poco più di un chilometro di diametro, scoperto e fotografato pochi mesi prima dagli astronomi americani. Ad onore del vero, il rischio della caduta di un asteroide rappresenta una notizia ricorrente nel panorama della comunicazione scientifica, ma stavolta si sarebbe sfiorata la catastrofe.

I primi calcoli indicavano come data del minimo avvicinamento il 26 ottobre del 2028. Di fatto, tra il 12 e il 13 marzo 1998 la minaccia della fine del mondo per collisione cosmica dilagò sulle agenzie di stampa, nelle televisioni e sui giornali in tutto il mondo, ma ben presto, a seguito di studi specifici, il rischio scemò perché l‘incertezza dell‘accostamento variava da 25.000 a 700.000 chilometri e, anche nell‘ipotesi peggiore, era da escludersi la probabilità della caduta sulla Terra.

L’idea e la paura che un meteorite possa colpire la Terra provocando una catastrofe sono ricorrenti

Pericolo scampato, almeno per il momento, pensarono i più. I misteri dell’Universo si concentrano anche sui pianeti: ci racconta Foresta Martin che tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento, con l‘avvento dei grandi telescopi, alcuni astronomi credettero di aver individuato sulla superficie di Marte dei canali. Fra i maggiori studiosi di queste strutture vi furono l‘astronomo italiano Giovanni Schiaparelli e quello americano Percival Lowell. Schiaparelli individuò alcune strutture chiare e scure che definì rispettivamente terre e mari. Da quel momento la presunta scoperta canali di Marte equivalse alla prova dell‘esistenza di una civiltà evoluta che aveva realizzato quelle opere.

Luglio 1965. La sonda spaziale americana Mariner 4 trasmette le prime immagini ravvicinate della superficie di Marte. Tanti crateri e montuosità, ma dei grandi canali non c‘è traccia (NASA).

Ma nei primi due decenni del Ventesimo secolo, le fotografie astronomiche di Marte dimostrarono che, sulle lastre, i canali non comparivano affatto. Il dibattito si chiuse nel 1965, quando la sonda spaziale Mariner 4 inviò per la prima volta una serie di foto ravvicinate del pianeta rosso, che si presentava senza traccia di acqua, arido e ricoperto di crateri. E a proposito di credenze, superstizioni e clamori mediatici creati dall’uomo in merito a eventi legati all’Universo, c’è sicuramente la storia della celebre Cometa di Halley, descritta nel libro con accuratezza e testimonianze del secolo scorso. La cometa, scoperta dall’astronomo inglese Edmond Halley, è senza dubbio uno degli oggetti celesti più popolari della storia, e grazie alla sua orbita intorno al sole, ogni 76 anni riusciamo a vederla ad occhio nudo. L’ultima volta è stato nel 1986, e la prossima sarà nel 2061. Agli inizi del Novecento si verificò il più atteso e insieme effimero evento sulle comete mai avvenuto. Nell’estate del 1909 un centinaio di astronomi in tutto il mondo dava la caccia alla cometa di Halley. Nell’attesa che questa si avvicinasse e mostrasse la sua natura, il noto astronomo e divulgatore francese Camille Flammarion, in un articolo pubblicato sul numero di gennaio del 1910 del Bulletin de la Societé Astronomique de France, avanzò una serie di ipotesi inquietanti: « Possiamo confessare che ignoriamo la sorte che il destino ci ha riservato per il prossimo mese di maggio. L’avvelenamento dell’ umanità da parte di gas venefici non è probabile. Ma senza dubbio se l’ossigeno dell’atmosfera si combinerà con l’idrogeno della coda cometaria ci sarà un soffocamento generale a breve termine. Se, al contrario, ci sarà una diminuzione dell’azoto, un’imprevista sensazione di vigore fìsico sarà provata da tutti i cervelli e la razza umana perirà in un parossismo di allegria. L’ossido di carbonio, al contrario, potrebbe provocare l’intossicazione dei polmoni». Lo scenario prospettato era apocalittico e l’effetto fu dirompente. Cominciò un lungo periodo di attesa con fenomeni d’isterismo collettivo. Era il 18 maggio, l’ultimo giorno dell’umanità, secondo la follia che stava dilagando: la fine del mondo sarebbe arrivata con la diffusione di questo gas nell‘aria e con l‘avvelenamento di tutte le forme viventi.

L’ultimo saluto prima della fine del mondo, in questa cartolina postale tedesca ( Bruno Bürger und Ottilie, Leipzig 1910).

Ma la cometa di Halley burlò la Terra, l’ora tanto temuta venne e passò, senza che avvenisse nulla di quanto paventato. Secondo alcuni studiosi la coda della Halley si era arcuata, deviando leggermente dalla linea retta che la congiungeva con la Terra, e il nostro pianeta, pur passando lungo quella congiungente, sfuggì al suo contatto. Arnaldo Fraccaroli, scrittore e commediografo, che aveva trascorso la notte in piazza del Duomo a Milano per registrare le emozioni della folla, concludeva così il suo commento su Il Corriere della Sera: « Povera cometa, che disastro per la sua
buona reputazione la mancanza d’ogni disastro!».

L’ultimo lavoro di Franco Foresta Martin ci insegna che una corretta divulgazione sulla natura dell’Universo, i suoi elementi e la loro dinamica nel sistema solare, è il primo passo verso la conoscenza dei suoi immensi misteri. “In definitiva, un libro pieno di stimoli e punti d‘interesse, da leggere tutto d‘un fiato per poi tornarci su e magari approfondire con la bibliografia i temi che più ci hanno intrigato e stupito”, sottolinea l’astrofisico Giulio Magli nella prefazione. Pianeti, stelle, asteroidi e galassie, un po’ tutto quello che possiamo effettivamente vedere, costituiscono solo una parte del cosmo. Resta una vasta parte chiamata materia oscura, che chissà per quanto tempo ancora rimarrà all’uomo sconosciuta, un mistero lungo molto più della vita stessa.

Immagine di apertura: L‘emisfero occidentale di Marte, con il canyon Valles Marineris, fotografato dalla sonda spaziale Mars Global Surveyor (fonte: NASA)

  • Le foto del servizio sono una gentile concessione dell’autore e dell’editore “Villaggio Letterario”
Fiorentina, laureata in Scienze Politiche all’università del capoluogo toscano, ha collaborato fin da giovanissima con alcune testate giornalistiche della sua città. Giornalista pubblicista dal 2006, ha lavorato presso l’emittente televisiva Video Firenze - Toscana Channel, poi all’ufficio stampa della Casa Editrice Giunti fino al 2017. Oggi è giornalista freelance e si occupa di uffici stampa e comunicazione. Vive a Marradi, nel Mugello.

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