Milano 27 Gennaio 2022
L’ultimo intervento in ordine di tempo, da parte della Consob, l’Authority che vigila sui mercati finanziari, è dello scorso 13 gennaio. Si tratta della decisione di oscurare in un solo colpo cinque nuovi siti web che offrivano servizi di trading (la possibilità di acquistare e vendere titoli) senza essere in possesso di alcuna autorizzazione. Dopo questo blitz sono diventate ben 605 le piattaforme “pizzicate” dall’organo di controllo a partire dal luglio 2019, quando lo stesso ente, oggi presieduto dall’economista Paolo Savona, è stato finalmente dotato del potere di bloccare i siti degli intermediari finanziari abusivi.
Più di 600 provvedimenti: basta questo numero a quantificare un fenomeno che grazie alle nuove tecnologie si sta allargando a macchia d’olio. Oltre ai tanti già smascherati, quelli che potremmo definire i pirati del trading sono tuttora all’opera. Anzi, alcuni arrivano addirittura a reclamizzare i loro “servizi” facendo pubblicità sui giornali e in tv, anche se il grosso dell’attività di promozione avviene attraverso interventi mirati tramite mail indirizzate ai singoli risparmiatori, individuati tra coloro che operano abitualmente in Borsa in modo del tutto lecito, attraverso le banche e gli intermediari autorizzati. Il reclutamento dei “clienti” avviene poi anche attraverso l’approccio telefonico.

Le proposte sono all’apparenza attraenti e disinteressate. Per esempio, si parte con un invito a provare, magari con una somma minima. “Mal che vada”, è il ragionamento che si è indotti a fare, “se va male perdo poco”. Peccato che nella maggior parte dei casi la perdita sia assolutamente certa, perché il proponente dopo aver ricevuto i soldi si dilegua rapidamente. Se invece si entra in contatto con la fantomatica piattaforma, può accadere di ricevere nelle settimane successive dei falsi rendiconti, che ovviamente certificano dei guadagni del tutto immaginari. In questo modo il cliente si convince della bontà della scelta ed evita di effettuare verifiche. C’è anche chi si offre di mettere a disposizione una somma “a fondo perduto”, sempre per indurre l’ignaro risparmiatore “a provarci”. Un trucco simile a quelli utilizzati per esempio da chi gestisce una bisca clandestina o fa il gioco delle tre carte: prima ti fa vincere per conquistare la tua fiducia, poi punta sulla tua probabile “dipendenza” dal gioco.

Insomma, la truffa è dietro l’angolo. Come ci si può difendere? È proprio la Consob a indicare come muoversi in caso di dubbio. Prima di tutto consiglia di verificare se il soggetto proponente è autorizzato a raccogliere risparmio privato, chiedendo il nome della società, dove ha sede e se ha un sito web. Poi suggerisce di cercare sul sito della stessa Consob, alla sezione “avvisi ai risparmiatori”, se il proponente è stato oggetto di warning (avvertimento) da parte dell’autorità di controllo italiana o di quelle europee. Ma tutto questo potrebbe non bastare. Si può anche contattare direttamente la Consob, telefonando al numero 068477611. Infine, a proposito della sede, è bene diffidare di chi è domiciliato in qualche paradiso fiscale, come le Isole Cayman o Salomone, ma anche in qualche Paese dell’Est Europa. Qualche cautela infine per le società insediate in Paesi europei con leggi più permissive, come Cipro, Malta, Lussemburgo e Olanda.
Immagine di apertura: foto Pixabay




