Firenze 27 Maggio 2025

Benvenuti a Belong Chester, villaggio modello situato a Chester, città di poco più di centomila abitanti del Nord-Ovest della Gran Bretagna, non lontana dal confine con il Galles. Qui si è realizzato un progetto pionieristico di convivenza intergenerazionale: far incontrare regolarmente i bambini di un asilo, quindi in età prescolare, con gli anziani di una casa di riposo che potrebbero essere i loro nonni; un’esperienza che si è rivelata molto importante per entrambi i gruppi. L’ambiente esterno della residenza è particolarmente accogliente: edilizia esteticamente curata, ampi spazi verdi, corsi d’acqua, parco-giochi per i bambini.

Il Centro di Chester, città nel nord Ovest della Gran Bretagna. Qui è in atto da diversi anni un singolare esperimento di convivenza fra bambini dell’asilo e anziani in casa di riposo

Molti residenti anziani soffrono di perdita di memoria, di demenza, di disabilità fisiche che ne limitano l’autosufficienza, di malattia di Parkinson, di depressione. Comunque, anche in assenza di malattia, la consapevolezza di non avere più un lungo futuro è causa di disagio e di minore interesse verso l’ambiente. Pregiudizi e svalutazioni sull’essere vecchi spingono ad isolarsi dal mondo dei più giovani con cui si teme il confronto, come abbiamo scritto più volte. La mancanza di interazione compromette, così, il benessere e spesso le capacità cognitive. Nelle case di riposo il rischio di lasciarsi andare, chiudendosi ad ogni tipo di relazione cogli altri membri della comunità, è sempre presente, spesso incombente.
L’esperienza Belong Chester di convivenza intergenerazionale ha dimostrato quanto sia importante vivere in un ambiente che valorizzi l’eterogeneità dei gruppi, come nella vita reale. Potremmo chiederci: che cosa ci fanno i bambini in un pensionato per anziani, quale contributo possono dare a queste persone?! I bambini, con il loro linguaggio più semplice, più corporeo, meno concettuale e privo di termini astratti, quindi più facilmente comprensibile per l’anziano, anche per chi soffre di demenza, appaiono determinanti nel ridurre l’ansia e l’agitazione così frequenti negli ospiti delle case di riposo. Si rende possibile, così, ridurre i farmaci tranquillanti e sedativi.

Un anziano della casa di riposo “Belong Chester” guarda un libro insieme ad un bimbo dell’asilo (fonte: Belong.org.uk)

La presenza dei bambini costituisce non soltanto uno stimolo indispensabile all’orientamento e al funzionamento della mente ma porta spesso, nell’anziano, alla riduzione dei comportamenti aggressivi (così come avviene in molte specie animali) attivando un meccanismo innato di protezione verso i cuccioli. La funzione di stimolo, svolta dai bambini, risulta assai preziosa anche alla luce delle più recenti acquisizioni delle Neuroscienze. Si è constatato, infatti, che la mancanza di stimoli genera una condizione di stress nella quale c’è un incremento di cortisolo. Questo incremento, se prolungato, causa, a sua volta, una condizione prediabetica, di ipertensione, disturbi del sonno e abbassamento delle difese immunitarie.
A Belong Chester molti genitori dicono che i figli all’asilo sono diventati più premurosi grazie al contatto con i residenti della casa di riposo. L’ambiente sta insegnando ai bambini che devono usare una delicatezza particolare con i loro nonni-amici. Alcuni genitori hanno notato un aumento delle competenze linguistiche rispetto a quelle dei coetanei che non hanno avuto questo tipo di contatti. Nessuna delle persone che lavorano a Belong indossa un’uniforme e anche questo contribuisce ad un’atmosfera familiare. Ai residenti della casa di riposo non viene imposto niente: ogni giorno si chiede loro se sono contenti di ricevere la visita dei piccoli, e nessuno di loro viene mai lasciato solo con i bambini. Quando un malato di Alzheimer ha una giornata difficile viene portato all’asilo ed è come se “qualcuno avesse acceso l’interruttore”.

Anziani della casa di riposo inglese insieme ai loro piccoli amici e ai loro genitori (fonte: belong.org.uk)

La filosofia di base che ispira l’organizzazione è impegnarsi a rendere possibile un’esistenza felice e gioiosa per i residenti. Un’esperienza analoga in Italia è quella del Centro Anziani e bambini insieme (ABI) di Piacenza, nato nel 2009, realizzato da Unicoop ispirandosi a modelli educativi e sociali sperimentati a Saint-Maur-des-Fossés (Parigi) e a Seattle (Stati Uniti).  Un solo edificio immerso nel verde accoglie un nido per l’infanzia, una casa di riposo e un centro diurno per anziani (servizi convenzionati con Comune e Asl). Ospita anche una biblioteca intergenerazionale aperta nel 2016. Gli operatori e gli educatori vengono formati sulle tematiche relative ai rapporti tra le generazioni dalla facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Cattolica di Piacenza.

Il manifesto pubblicato per i 15 anni di attività del Centro di Piacenza “Anziani e bambini insieme” (ABI)

Al centro, bambini e anziani partecipano a varie attività, tra cui laboratori creativi, percorsi motori, esperienze in orto e in giardino, momenti condivisi come i pasti e le letture. Queste interazioni non solo promuovono la socializzazione, ma offrono benefici fisici, psicologici e cognitivi sia per gli anziani che per i bambini. La Fondazione Agnelli, insieme all’Università Roma Tre e Unicoop, ha condotto uno studio per analizzare i risultati del progetto e identificarne i punti di forza. si è visto che il contatto intergenerazionale consente ai bambini di superare gli stereotipi sull’invecchiamento, mentre gli anziani ritrovano autostima e si sentono utili. Uno scambio che arricchisce entrambi e contribuisce a creare legami sociali più ampi, di cui beneficiano  le famiglie e la comunità locale. Ma, soprattutto, questo incontro fra generazioni allontana l’anziano dal rischio della ghettizzazione. Un modello molto bello da promuovere a pieni voti che comporta, però, un impegno economico non sempre realizzabile su larga scala.

Immagine di apertura: fonte: belong.org.uk

 

 

 

Elio Musco
Nato a Reggio Calabria, fiorentino di adozione, neuropsichiatra e geriatra. Laureato in Medicina presso l'università di Messina, dopo l’esperienza di medico condotto in Aspromonte, si è trasferito a Firenze presso l’Istituto di Gerontologia e Geriatria diretto dal professor Francesco Maria Antonini. Specializzato in Gerontologia e Geriatria, Malattie Nervose e Mentali, presso l'Ospedale I Fraticini di Firenze si è occupato del settore psicogeriatrico. È stato docente di psicogeriatria all'Università di Firenze. Ha collaborato al "Corriere della Sera" con una rubrica dedicata alla Geriatria.

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