Milano 26 Ottobre 2021

Non c’è solo il Green pass europeo. Ora c’è anche una Carta europea della disabilità (European Disability Card) per facilitare la vita dei disabili nei Paesi dell’Unione Europea. La Carta era già stata adottata da otto Paesi apripista: Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Malta, Slovenia, Romania e Italia. Paesi che hanno subito cercato di mettere in pratica la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità entrata in vigore nell’Unione Europea nel 2011.

Come si presenterà la Carta europea della disabilità (fonte: Unione Europea)

Il che però non ha significato tempi brevi per la sua applicazione. Occorreva un passaggio chiave che alla fine è durato dieci anni: il parere della commissione parlamentare europea per le petizioni, che svolge un “ruolo di protezione” per garantire il rispetto delle convenzioni da parte della Unione Europea. Finalmente la commissione ha redatto una relazione che valuta le sfide attuali che le persone con disabilità devono affrontare. Quindi, ora la Carta può essere approvata in tutti i Paesi Ue, secondo regole comuni, e con più diritti tutelati e condivisi, come afferma la risoluzione approvata dal Parlamento Europeo lo scorso 7 ottobre, secondo la quale l’Ue deve avere una definizione comune di disabilità e attivarsi per il  riconoscimento della Carta in tutti i Paesi membri.
«La Carta Europea della Disabilità è senza dubbio un primo passo importante verso un progetto più ambizioso: affrontare le politiche sul tema della disabilità a livello europeo e non lasciare che sia fatto singolarmente, e spesso anche in maniera totalmente scollegata, da ogni Stato membro. Ma dobbiamo anche lavorare, a livello comunitario, per cambiare la percezione della disabilità. Non dobbiamo pensare a diritti speciali per persone speciali, ma arrivare ad assicurare a tutti, nessuno escluso, pieni diritti di cittadinanza a partire dal diritto alla mobilità, a quello ad una occupazione e a una vita dignitosa, al diritto allo sport». Luca Pancalli, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, commenta così la risoluzione approvata dagli europarlamentari la prima settimana di ottobre.

Soltanto nel maggio scorso la Camera dei deputati ha approvato un disegno di legge che dà ufficialità e promuove la lingua dei segni italiana

Tra i punti chiave votati e approvati, i deputati europei includono un’assistenza più flessibile per i trasporti in treno con la rimozione delle barriere fisiche e amministrative, sistemi educativi in grado di accogliere diversi tipi di studenti ed esigenze, disposizione di alloggi non segregati ai cittadini con disabilità. Inoltre, per partecipare equamente a una società che si affida sempre più alle competenze digitali, il Parlamento chiede misure concrete, come la fornitura da parte degli enti pubblici di informazioni nel linguaggio dei segni, in braille e con testi di facile lettura. Inoltre, l’interpretazione del linguaggio dei segni dovrebbe essere introdotta per gli eventi pubblici e gli edifici governativi dovrebbero essere facilmente accessibili.
Ancora Pancalli: «Per far sì che tutto ciò diventi realtà dobbiamo impegnarci in un vero e proprio cambiamento culturale. Questa iniziativa può dare un contributo importante anche in questa direzione». Ma quanto si è tenuto conto dello sport per disabili? Qui Pancalli è più critico: «Il problema dell’impiantistica o dell’accessibilità è sicuramente diffuso e comune a molti Paesi. Ci sono ancora differenze sostanziali all’interno dell’Unione. Anche in questo senso l’impegno deve essere quello a garantire in Europa le stesse possibilità di accesso agli impianti sportivi, partendo dal fatto che quello allo sport deve essere riconosciuto come diritto universale. Perché lo sport non è solamente benessere, ma rappresenta uno straordinario veicolo di cultura, inclusione e integrazione».

Disegno di Agostino e Franco Origone per DM, la rivista della Unione Italiana lotta alle Distrofia Muscolare (UILDM)

Riguardo all’integrazione, l’Ue, secondo il Parlamento europeo, deve concentrarsi su questo tema e ancor di più sulla lotta contro la violenza (compresa la violenza di genere) e le molestie, di cui le persone con disabilità sono vittime in maniera sproporzionata, e sul colmare il divario occupazionale che svantaggia le persone con disabilità.
«Le persone con disabilità – ha affermato il relatore della risoluzione approvata, Alex Agius Saliba (deputato laburista di Malta, dell’Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici) – continuano ad affrontare molteplici ostacoli e discriminazioni nella loro vita. Il primo passo è quello di un riconoscimento reciproco della condizione di disabilità tra gli Stati membri dell’Ue. È il momento di migliorare la vita delle persone con disabilità in una Europa senza barriere».
Nei Paesi che hanno già attivato per conto loro l’European Disability Card, le persone con disabilità possono avere servizi gratuiti, o a prezzi più bassi, per i trasporti e per i musei. Ma finora le Carte dei singoli Paesi che si sono mossi in base alla risoluzione dell’ONU non avevano un valore comune nell’Unione Europea. Ora sì.

Immagine di apertura: foto di Gerd Altmann

Nato a Roma, giornalista e scrittore. Si occupa di informazione medico-scientifica e sanitaria dal 1976. Ha legato gran parte della sua carriera al "Corriere della Sera". Oggi dirige URBES, primo magazine italiano che si occupa di salute nelle città. Insieme a Umberto Veronesi, ha scritto "Una carezza per guarire" (Sperling & Kupfer 2004), "Le donne vogliono sapere" (Sperling & Kupfer 2006), "L’eredità di Eva" (Sperling & Kupfer 2013), "Verso la scelta vegetariana" (Giunti 2011), "I segreti di lunga vita" (Giunti 2013), "Ascoltare è la prima cura" (Sperling & Kupfer 2016). Suo anche "L’Artusi vegetariano "(TAM editore, 2016) e "L’orto di Michelle" (Universo Editoriale, 2017) scritto con Federico Serra. L'ultimo, “Il genio in cucina” (Giunti editore, 2019)

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