Francesco Montanari, nei panni di Girolamo Savonarola nella serie televisiva I Medici trasmessa di recente dalla Rai, ci ha fatto rivivere lo spirito del frate domenicano (1452-1498) che nelle sue prediche appassionate lanciava strali contro la ricchezza dei governanti fiorentini e il loro sfruttamento del popolo. Ma c’è un luogo, nel cuore di Firenze, dove è possibile vivere la dimensione monastica del Savonarola, entrare nella sua cella, vedere il suo studiolo, la cappa con il caratteristico cappuccio, le tonacelle, i cilici e altre reliquie oltre al piccolo e sofferentissimo Cristo ligneo, opera tanto pregevole da essere attribuita ora Benedetto da Maiano, ora a Baccio da Montelupo.
Questo luogo di preghiera, che fu il quartier generale del priore Girolamo Savonarola, è il Convento di San Marco, che ha il suo ingresso dall’omonima piazza fiorentina. Qui fin dalle celebrazioni del V anniversario della morte del frate (1998) è aperta la mostra Savonarola e le sue reliquie con una serie di reliquie oltre alla medaglia, opera di Franco Trevisan, coniata per l’occasione, e alla statua scolpita da Giovanni Dupré.
Sempre nell’ambito delle mostre lo scorso 15 ottobre sono state organizzate le celebrazione dei centocinquant’anni del Museo di San Marco che custodisce la più grande collezione al mondo delle opere del Beato Angelico. Con l’occasione si è assistito al ritorno della Pala di San Marco e de Il Giudizio Universale nella Sala dell’Ospizio, restaurate dall’Opificio delle Pietre Dure e all’esposizione de L’Annunciazione di Robert Campin, in prestito dal Museo del Prado.

L’edificio che ospita il museo diventò sede dei frati domenicani per volere di Cosimo dei Medici detto Il Vecchio (1389-1464), di Papa Eugenio IV e del popolo fiorentino, scandalizzati dalla condotta dei Silvestrini che lo avevano eretto nel XIII secolo. Con la bolla del 21 gennaio del 1436, infatti,  il Papa sanciva il trasferimento dei Silvestrini a San Giorgio alla Costa e l’assegnazione ai predicatori che lasciavano, così, il convento di Fiesole. La cronaca dell’epoca racconta del miserevole stato in cui i domenicani ereditarono gli ambienti di San Marco.

La biblioteca, opera di Michelozzo (foto di Veronica Ferretti)

Secondo il Vasari i Medici destinarono 36.000 ducati per “tirarla su da fondamenti” ed affidarono il progetto a Michelozzo che seppe interpretare l’austerità e la disciplina dell’Ordine, applicando il principio modulare di Brunelleschi e restituendo spazi razionali ed essenziali rispondenti alle esigenze d’uso come i chiostri e la biblioteca. I lavori si conclusero nel 1443 e con l’occasione Eugenio IV vi tornò e soggiornò nella cella riservata a Cosimo de’ Medici.
Nel Convento di San Marco ad affiancare Michelozzo, che si cimentava negli interventi architettonici, vi fu il Beato Angelico che diresse la decorazione di circa cinquanta affreschi disposti nella Sala Capitolare, nel Refettorio e nel Chiostro.

Beato Angelico, Crocefissione, Cella 4, Dormitorio, 1441-1442 (foto di Veronica Ferretti)

Di questi ancor oggi il visitatore può ammirare, oltre alle opere prima ricordate, il Tabernacolo dei lanaioli, il Trittico di San Pietro Martire, la Pala di Annalena, il Cristo deriso, la Decapitazione e la Sepoltura dei Santi Cosma e Damiano, la Pala di Bosco ai Frati e altre ancora. Il Beato Angelico introdusse quella che viene definita “la poetica della luce”: tutta la sua opera diventa espressione visibile del trascendente, emanazione divina per ammirare la bellezza del creato. La luce simbolica dell’estetica medievale lascia il posto a quella unificante di contemplazione del mondo naturale.

Domenico Ghirlandaio, Ultima Cena, 1480, Affresco (particolare) (foto di Veronica Ferretti)

Oltre al Beato Angelico, al capolavoro architettonico del Michelozzo, altri protagonisti della storia del museo fiorentino furono il Ghirlandaio, del quale il Piccolo Refettorio ospita L’Ultima Cena, Fra Bartolomeo, pittore illustre dell’Ordine (1473 – 1517), amico e seguace del Savonarola e Antonino Pierozzi, l’unico uomo di chiesa scolpito nella galleria dei fiorentini illustri agli Uffizi, del quale Giorgio La Pira disse: «Chi dice sant’Antonino Pierozzi, dice Convento di San Marco e chi dice convento di San Marco dice Firenze».

Immagine di apertura: la cella e lo studiolo di Girolamo Savonarola nel convento di San Marco a Firenze (foto di Veronica Ferretti)

Pistoiese, storica dell'arte e docente. Laureata all’Università di Firenze è stata direttrice della Fondazione Pistoiese Jorio Vivarelli e successivamente ha lavorato presso la Fondazione di Casa Buonarroti a Firenze. Attualmente è nel CdA della Fondazione dell’Antico Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena e collabora con ArtinGenio Museum a Pisa. Ha curato numerose mostre tra le quali quelle di Luciano Minguzzi e di Jorio Vivarelli a Palazzo Vecchio, di Renato Guttuso a Pontassieve, di Michelangelo a Forte dei Marmi e Firenze. Per la Regione Toscana, ha realizzato la mostra permanente sul percorso storico-artistico sulla “Identità della Toscana” a Palazzo Pegaso. Tra le sue numerose pubblicazioni il volume “Ugo Giovannozzi” per le Edizioni dell’Assemblea della Regione Toscana e assieme ad Antonio Paolucci, Francesco Gurrieri e Aurelio Amendola, “I crocifissi di Jorio Vivarelli per le chiese di Giovanni Michelucci”.

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