Milano 23 Febbraio 2021

Prima in molti erano scettici: preparato troppo presto, approvato in Russia troppo in fretta. Ma i distinguo venivano soprattutto dagli scienziati statunitensi e anglosassoni proprio mentre erano ancora in gestazione Pfizer, Moderna, AstraZeneca. Poi la mega sperimentazione in Russia, Paese che come la Cina se si deve testare sull’uomo lo si fa, senza tante remore. Ora, però, il vaccino russo Sputnik V sembra piacere, e molto. Josep Borrell, alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, durante una visita a Mosca ha detto di sperare che l’Agenzia europea per i medicinali (l’Ema) autorizzi l’uso In Europa di Sputnik V. «Spero che l’Ema sia in grado di certificare l’efficacia di questo vaccino», ha detto Borrell nel corso della conferenza stampa con Sergei Lavrov, il Ministro degli Esteri russo.
Il vaccino contro il Covid-19, meglio noto come Sputnik V, sembra funzionare egregiamente ed è efficace nel 91,6 per cento dei casi. I dati sulla sperimentazione della fase 3 relativa a circa 20mila partecipati lo hanno confermato (pubblicati sull’autorevole Lancet, rivista scientifica inglese estremamente rigida nelle valutazioni indipendenti). In base allo studio, gli effetti collaterali sono stati pari allo 0,4 per cento, mentre i decessi, sempre durante la sperimentazione, 4. Anche se, in quest’ultimo caso, nessuno è stato considerato inerente al vaccino al cento per cento. La gran parte degli eventi avversi sono stati lievi: tra questi sintomi simil-influenzali, dolori, debolezza e scarsa energia.

Un’immagine propagandistica del vaccino Sputnik V, con i colori della bandiera russa

I risultati sulla rivista internazionale sbloccano la simpatia: buona notizia per tutti i governi che ripongono interesse verso il vaccino russo dal momento che altri vaccini candidati stanno tardando ad arrivare sul mercato. Quindi, perché non approvarlo e utilizzarlo? Così fanno l’Ungheria, Il Messico, l’India, il Brasile e  l’America Latina in genere. In base al lavoro pubblicato sulla rivista, risulta che il vaccino è distribuito a meno 18°C, ma la sua conservazione può avvenire anche tra i 2-8°C, come i vaccini più comuni.
«La seconda analisi dei dati riguardanti gli studi clinici ha mostrato un’efficacia del 91,4 per cento per il vaccino Sputnik V il 28esimo giorno dopo la somministrazione della prima dose; l’efficacia del vaccino è risultata superiore al 95 per cento 42 giorni dopo la somministrazione della prima dose». Questo il comunicato, apparso anche su Twitter, diffuso dall’Istituto di ricerca epidemiologica e microbiologica Gamaleya di Mosca, uno dei principali centri di ricerca del mondo, fondato nel 1891, in epoca zarista, come laboratorio privato e nazionalizzato dopo la rivoluzione d’Ottobre. Dal 1949, porta il nome di Nikolai Gamaleya, un pioniere negli studi di microbiologia in Russia.

Il vaccino russo Sputnik V nella sperimentazione su larga scala di fase 3 pubblicata sulla rivista “Lancet,” si è rivelato molto efficace, oltre il 90 per cento (foto di Sammy Williams)

L’istituto moscovita, dunque, ha diffuso i dati che riguardano il vaccino, analizzando quanto emerso dal secondo giro di analisi della sperimentazione. Stando al comunicato pubblicato dall’istituto Gamaleya, «attualmente 40.000 volontari hanno partecipato allo studio clinico post-registrazione doppio cieco (quando sia il medico sia il paziente non sanno quale farmaco venga somministrato), randomizzato, controllato con placebo, di fase 3 del vaccino Sputnik V in Russia». Di questi partecipanti, «più di 22.000 volontari sono stati vaccinati con la prima dose e più di 19.000 volontari con la prima e la seconda».
Il vaccino Sputnik V è di tipo vettoriale. Ciò significa che viene utilizzato un virus non pericoloso (in questo caso un adenovirus) che, come un taxi, trasporta il gene del coronavirus nelle cellule; così il sistema immunitario “fa conoscenza” con la malattia. Questa piattaforma adenovirale si è dimostrata sicura ed efficace, senza effetti collaterali a lungo termine, in più di 250 studi clinici condotti a livello globale negli ultimi due decenni, considerando che la storia dell’uso degli adenovirus umani nello sviluppo dei vaccini è iniziata nel 1953 e che più di 100.000 persone hanno ricevuto farmaci (approvati e registrati) basati su vettori adenovirali umani. Che cosa si dice in Italia? Per Andrea Crisanti, Ordinario di Microbiologia all’Università di Padova, «c’è una pubblicazione  con risultati sono molto incoraggianti. Bisogna vedere, però, se il protocollo delle sperimentazioni fatto dai russi è compatibile con quello europeo e americano, perché vengono utilizzati standard diversi».
«Per il vaccino russo  i dati apparsi sul Lancet sono significativamente interessanti», afferma il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli. «Io credo – ha spiegato – che ci dobbiamo accostare a ogni vaccino con un atteggiamento che definirei laico, cioè valutare quello che è il profilo di sicurezza ed efficacia attraverso analisi rigorose, come quelle garantite dal’autorità regolatoria europea e da quella italiana, e fare valutazioni sulle pubblicazioni scientifiche che verranno prodotte via via».
Sembra proprio che ormai aleggi una diffusa richiesta di via libera, sia da Ema sia da Aifa, per Sputnik V. E la Repubblica di San Marino sta per cominciare la vaccinazione proprio con lui.

Immagine di Apertura: Mosca, il Cremlino a sinistra e la Cattedrale di San Basilio sulla Piazza Rossa (foto di Anna Larionova)

Nato a Roma, giornalista e scrittore. Si occupa di informazione medico-scientifica e sanitaria dal 1976. Ha legato gran parte della sua carriera al "Corriere della Sera". Oggi dirige URBES, primo magazine italiano che si occupa di salute nelle città. Insieme a Umberto Veronesi, ha scritto "Una carezza per guarire" (Sperling & Kupfer 2004), "Le donne vogliono sapere" (Sperling & Kupfer 2006), "L’eredità di Eva" (Sperling & Kupfer 2013), "Verso la scelta vegetariana" (Giunti 2011), "I segreti di lunga vita" (Giunti 2013), "Ascoltare è la prima cura" (Sperling & Kupfer 2016). Suo anche "L’Artusi vegetariano "(TAM editore, 2016) e "L’orto di Michelle" (Universo Editoriale, 2017) scritto con Federico Serra. L'ultimo, “Il genio in cucina” (Giunti editore, 2019)

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