Milano 21 Febbraio 2020

All’estero non sono una novità, ma in Italia stentano a decollare. I Fondi integrativi di previdenza, i cosiddetti Fondi pensione, hanno però ricevuto nei giorni scorsi un formidabile assist dalla Covip, l’Authority che sovrintende e vigila sulle casse previdenziali. Le statistiche diffuse dall’ente hanno dimostrato come i rendimenti ottenuti lo scorso anno da chi ha scelto di aderire ad una forma di pensione complementare sono stati molto superiori a quelli ottenuti dall’accantonamento del tfr (il trattamento di fine rapporto). Al netto di costi e oneri fiscali si va da un minimo del 7% a un massimo del 12%, mentre la liquidazione lasciata in azienda, da incassare al momento dell’uscita dal lavoro, non è andata oltre un rendimento medio dell’1,5%. E il confronto è vincente anche (e soprattutto) considerando un arco di tempo più lungo, per esempio l’ultimo decennio.
La notizia ha riportato sotto i riflettori il “secondo pilastro” della previdenza in Italia. E, mentre il governo è al lavoro per risolvere il problema della cosiddetta “flessibilità in uscita” dopo il 2021, quando scadrà il meccanismo di “quota 100”, le adesioni ai fondi hanno ricominciato a crescere, sia pure a un ritmo ancora troppo lento.
Ma perché i fondi pensione riescono a ottenere i risultati migliori, anche rispetto ad altre forme di risparmio simili, come i fondi comuni d’investimento, e nonostante i tassi bassi se non addirittura negativi che hanno caratterizzato questi ultimi anni? E ancora: i fondi continueranno a essere convenienti? Quando e come sottoscriverli?
Alla prima domanda ha risposto lo stesso Presidente di Covip, Mario Padula, in una recente intervista. I fondi, ha detto, investono «in un ampio ventaglio di asset, anche di tipo illiquido, proprio alla ricerca di rendimenti più elevati».
Puntando, per esempio, su strumenti finanziari a lungo termine con tassi di interesse alti, come i bond emessi da grandi aziende multinazionali, trascurati dai privati per la scadenza lontana e dagli altri investitori, mediamente più propensi a considerare i risultati del breve e medio periodo. Per trovarli ci si deve rivolgere all’estero. Perché, dice sempre Padula, l’economia italiana «dipende ancora fortemente dal sistema bancario e le nostre imprese sono di dimensione piccola o piccolissima e prevale in esse il modello familiare». Così, su 167 miliardi di euro gestiti dai fondi pensione, solo 33 miliardi sono attualmente investiti in Italia. D’altra parte, rileva ancora la Covip, il primo pilastro, quello pubblico, per definizione “dipende al 100% dall’andamento dell’economia italiana”.

Insomma, l’adesione a un Fondo pensione rappresenta una forma di diversificazione del rischio. Ma se fino ad ora lo strumento ha funzionato, cosa ci si può attendere per il futuro? Non è automatico che gli alti rendimenti si possano ripetere, tuttavia per le ragioni più sopra ricordate è assai probabile che ciò accada. Non solo. Più crescerà la diffusione dei fondi, più alta sarà la probabilità di nuovi successi, dal momento che i gestori avranno a disposizione maggiori capitali su cui operare, potendo così distribuire gli investimenti in modo sempre più ottimale.
Infine, è utile conoscere la distinzione tra fondi pensione chiusi (riservati a una particolare categoria di lavoratori) e quelli disponibili sul mercato, aperti a tutti. Entrambi rappresentano un’interessante opportunità per chi vuole integrare la futura pensione pubblica. Soprattutto per i giovani che si apprestano a entrare oggi nel mondo del lavoro, ai quali si prospetta un’età pensionabile più alta rispetto ai parametri attuali e ai quali sarà applicato in toto il cosiddetto metodo contributivo, con le rendite future rigorosamente ancorate ai contributi versati.

Immagine di apertura: foto di Steve Buissinne

Nato a Rivanazzano Terme (Pavia) è giornalista professionista dal 1977. Per quasi trent'anni alla redazione Economia del "Corriere della Sera", è tuttora titolare della rubrica quotidiana sulla Borsa Valori. Prima di approdare nel 1986 a via Solferino, è stato Caporedattore a "Il Mondo" e in precedenza ha lavorato al "Sole24ore" e alla "Gazzetta del Popolo" di Torino. Tra i suoi libri, "Guida facile alla Borsa", Sperling & Kupfer (tre edizioni, l'ultima nel 2000) e "Meno Agnelli, più Fiat, cronaca di un cambiamento", Daniela Piazza Editore, 2010.Nel 2019 per Mind Edizioni è uscito il suo ultimo libro, "Difendi i tuoi soldi. Capire prima di investire".

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui