Milano 23 Giugno 2020

La pandemia che ancora imperversa a livello mondiale in Italia sembra essere ora entrata nella fase 3, quella di un ritorno alla normalità sotto controllo. Però non è stato facile per il nostro Servizio Sanitario Nazionale, soprattutto al Nord, nelle Regioni di massimo “incendio”, soprattutto in Lombardia dove è mancata la Sanità del territorio. Mancata, perché la Regione Lombardia da anni ha ospedalizzato tutto. E ciò ha portato al caos nella gestione della pandemia, al quasi collasso delle strutture ospedaliere implicate e alla paralisi delle altre.
La strada giusta per il controllo della pandemia è un’ampia, e capillare, organizzazione sociosanitaria nel territorio. Con l’ospedale come punto di arrivo dei casi gravi o delle diagnosi complicate. Cardine di questa organizzazione, sulla carta e nella realtà laddove sono funzionanti, dovrebbero essere le Case della Salute: un modello per le cure primarie posto all’incrocio tra riorganizzazione (sanitaria), integrazione (sociosanitaria) e ricomposizione degli attori e delle situazioni interne-esterne (ad entrambe). Ma come spesso accade in Italia queste realtà esistono in alcune Regioni, sono insufficienti in altre, inesistenti o solo nominali in altre ancora. La Toscana, per esempio, ha investito e ha favorito le Case della Salute anche in città con ospedali attivi come Firenze.

I coloratissimi ambienti ambulatoriali della Casa della Salute delle Piagge alla periferia di Firenze

Il loro “cuore” sono gli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri. Al loro fianco operano gli specialisti: dermatologo, ginecologo, ostetrica, oculista. Poi ci sono l’ortopedia, le malattie infettive, l’otorinolaringoiatria, l’odontoiatria, la psichiatria e l’urologia. Lavorano tutti, in base alle necessità, sia a livello ambulatoriale che domiciliare. Nella Casa della Salute è inoltre garantita l’assistenza infermieristica, sia in ambulatorio sia a domicilio, che provvede anche ai prelievi per chi non può muoversi da casa. Ci sono poi le attività sanitarie di comunità: dalle certificazioni alle prescrizioni degli ausili per l’incontinenza, dalle autorizzazioni al trasporto sanitario, alle consulenze per le risposte socio-assistenziali. E ancora, il punto prelievi, l’ambulatorio per le vaccinazioni degli adulti, i consultori: quello pediatrico, quello familiare, quello rivolto agli immigrati, il centro di consulenza per i giovani.

A volte queste strutture non sono ancora funzionanti. E questo non a causa della popolazione che dopo un po’ le pone come primo riferimento, ma per interessi, invidie, ruoli, inesistenti problemi di privacy, eccetera. A volte sono un incrocio piuttosto congestionato di possibilità inespresse e di ostacoli.

La dottoressa Carla Bondi (al centro) con lo staff ostetrico del consultorio all’inaugurazione della Casa della Salute delle Piagge, nel 2014

Ma vediamone una che funziona. La Casa della Salute delle Piagge, in un quartiere periferico di Firenze, che si sta ancora confrontando con la pandemia da Covid-19. Spiega Carla Bondi, pediatra, già responsabile di Sanità Pubblica Territoriale, e promotrice delle Case della Salute, di quella delle Piagge in particolare: «È un modello che si basa sul lavoro multidisciplinare, dove operatori sanitari e sociali e comunitari concorrono ad affrontare, spesso in modo creativo e sempre in una logica di rete, molteplici problemi: clinici, assistenziali, organizzativi. Questo metodo si è rivelato molto utile nell’affrontare l’epidemia. A partire dall’offrire a pazienti, e popolazione in genere, informazioni accurate sulla situazione e sulla riorganizzazione delle attività ambulatoriali, attraverso l’invio di mail a cadenza settimanale, con indicazioni scritte nelle principali lingue parlate all’interno della comunità delle Piagge».
I pazienti cinesi sono stati raggiunti grazie a un canale di comunicazione social, We Chat. Per rispettare le normative regionali è stato creato un numero telefonico dedicato al triage degli assistiti con sintomi compatibili con coronavirus. Pur se momento faticoso per tutti, la suddivisione del lavoro ha reso possibile ottimizzare i tempi e ritagliare uno spazio per seguire i pazienti cronici e fragili. Infatti, impostata e avviata la gestione dei sintomatici, l’attenzione è stata rivolta a questi. E “grazie” alla pandemia, si fa per dire, le Case della Salute laddove già ben integrate nella comunità, hanno ampliato il loro ruolo. La creazione di un data set di pazienti cronici, con schede di informazioni cliniche, psico-sociali, situazioni di acuzie in corso, ha permesso di suddividere la popolazione in tre codici colore in base alle condizioni di rischio. Tutti gli assistiti individuati sono stati contattati telefonicamente grazie al contributo di studenti e medici volontari che hanno aderito al progetto. Ad alcuni bisogni individuati è stato possibile dare iniziale risposta tramite connessioni intrecciate con il volontariato e le associazioni del terzo settore del quartiere, che provvedono alla consegna di spesa e farmaci a casa o alla cosiddetta “spesa sociale”. Le Case della Salute così hanno scoperto che potrebbero diventare anche incubatori di buone pratiche comunitarie.
“È medicina d’iniziativa – aggiunge e conclude Carla Bondi –, attiva e non passiva. Di sfida anche».

Immagine di apertura: la Casa della Salute delle Piagge (Firenze)

Mario Pappagallo
Scomparso improvvisamente nel 2022, era giornalista e scrittore. Nato a Roma nel 1954, si occupava di informazione medico-scientifica e sanitaria dal 1976. Ha legato gran parte della sua carriera al "Corriere della Sera". Negli ultimi anni dirigeva URBES, primo magazine italiano che si occupa di salute nelle città. Insieme a Umberto Veronesi, ha scritto "Una carezza per guarire" (Sperling & Kupfer 2004), "Le donne vogliono sapere" (Sperling & Kupfer 2006), "L’eredità di Eva" (Sperling & Kupfer 2014), "Verso la scelta vegetariana" (Giunti 2011), "I segreti di lunga vita" (Giunti 2013), "Ascoltare è la prima cura" (Sperling & Kupfer 2016). Suoi anche "L’Artusi vegetariano "(TAM editore, 2016) e "L’orto di Michelle" (Universo Editoriale, 2017) scritto con Federico Serra. L'ultimo, “Il genio in cucina” (Giunti editore, 2019)

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