Pavia 27 Settembre 2024

Yves Saint Laurent scoprì Marrakech nel 1966, un incontro che rivoluzionò il suo stile e la sua visione artistica.

Yves Saint Laurent a Marrakech, città che amava molto (foto di Reginald Gray)

Nato a Oran, Algeria, il 1° agosto del 1936 e formatosi nella casa del maestro Christian Dior, lo stilista si rifugiava spesso nella città rosa del Marocco, dove lui e Pierre Bergé – compagno di carriera e di vita – possedevano un complesso di sei acri che comprendeva la residenza di Villa Oasis e le Jardin Majorelle dove amavano trascorrere diversi mesi all’anno. Marrakech insegnò il colore a Saint Laurent che, affascinato dalle tonalità vivaci, dalle texture e dall’atmosfera della città, lasciò che le influenze marocchine pervadessero la propria estetica manifestandosi nelle sue collezioni più iconiche sotto forma di caftani, motivi orientali e colori intensi. È proprio questo sconfinato amore per la città e i suoi doni che ha portato Pierre Bergé a volere la Fondazione del Museo Yves Saint Laurent di Marrakech per preservare e tramandare l’eredità dello stilista scomparso nel 2008. Intraprendendo un progetto che sarebbe risultato l’ultima sua creazione prima della morte nel 2017, a solo un mese dell’apertura del museo.

Uno sguardo sullo spazio espositivo permanente del museo, creato dall’architetto e scenografo francese Christophe Martin (fonte: erco.com)

Il museo è stato inaugurato nell’ottobre del 2017, un anno significativo per il marchio YSL che coincise con l’apertura di un altro museo dedicato allo stilista a Parigi, presso il suo storico atelier in Avenue Marceau 5. Il progetto fu affidato a Karl Fournier e Olivier Marty, fondatori dello Studio KO, che si è sempre distinto per l’approccio minimalista ma profondamente evocativo alla tradizione. Fournier e Marty condividevano con Saint Laurent la passione per Marrakech, l’ammirazione per la regione e la cultura marocchina, così come il rigore artistico e intellettuale e lo stile pulito e ordinato che ricorda i lavori dello stilista.
Architettura e moda si fondono per dare forma a un santuario degno dell’eredità che avrebbe custodito: proprio come Saint Laurent progettava abiti che si conformavano perfettamente al corpo, il museo è stato pensato come uno spazio confezionato e cucito su misura per le sue creazioni. Il museo non è mero contenitore, ma un’estensione dell’estetica dello stilista. L’attenzione al dettaglio, la ricerca della bellezza, l’equilibrio tra tradizione e modernità che si trovano nelle creazioni di Saint Laurent sono rispecchiate nelle scelte architettoniche del museo.

La facciata del museo Saint Laurent a Marrachech a mattoni di terracotta (fonte: Domus)

La facciata è uno degli elementi caratteristici più distintivi: realizzata con mattoni di terracotta fatti a mano, che creano un motivo geometrico complesso e tridimensionale, simile a un tessuto intrecciato. Si tratta a tutti gli effetti un richiamo visivo esplicito alle opere di alta sartoria e un espediente raffinato per porre in parallelo l’artigianato marocchino e la maestria di Saint Laurent.
Il museo occupa una superficie di circa 4.000 metri quadrati e si sviluppa su un unico piano, con volumi armoniosi che si inseriscono nel contesto del quartiere residenziale in cui sorge. L’intenzione era quella di creare un edificio che fosse in assoluta armonia con il paesaggio e le tradizioni architettoniche marocchine, ma allo stesso tempo parlasse un linguaggio contemporaneo e innovativo.

Uno scorcio dello spazio interno del museo con le vetrate colorate (fonte: erco.com)

Se l’esterno richiama la ruvidezza della terra di Marrakech, l’interno si dischiude come uno scrigno prezioso offrendo un’esperienza immersiva e sensoriale curata nei minimi dettagli, un viaggio nella storia della carriera e della vita dello stilista, in un’alternanza dinamica di sale adibite alle mostre temporanee e spazi dedicati alle collezioni permanenti, che ospitano un’immensa selezione di circa cinquanta modelli iconici, 5mila capi provenienti da collezioni haute couture e prêt-à-porter, 15mila accessori e migliaia di schizzi e bozzetti preparatori.
Olivier Marty e Karl Fournier hanno dichiarato apertamente di aver lasciato che l’opera di Saint Laurent influenzasse profondamente lo sviluppo del progetto. Il museo avrebbe dovuto riflettere il carattere e la filosofia estetica dello stilista, la sensibilità artistica e l’infinito amore per Marrakech. Un’intenzione che si riflette nell’atmosfera intima e riflessiva degli spazi interni illuminati da una luce soffusa, rivestiti di cemento levigato combinato a tessuti eleganti in un approccio minimale che creasse il giusto rapporto tra le creazioni esposte e lo sfondo, senza distrarre l’occhio dell’osservatore.

Alcune creazioni di Saint Laurent esposte nel museo (fonte: erco.com)

L’inaugurazione del museo, nell’ottobre 2017, ebbe una vastissima risonanza soprattutto per la grande importanza che subito acquistò non solo come uno dei principali spazi culturali della città, ma anche come simbolo del dialogo tra Francia e Marocco, tra tradizione e modernità, tra arte e moda. Il Museo Yves Saint Laurent di Marrakech è molto più di un semplice edificio espositivo: la sua progettazione, ispirata al lavoro sartoriale dello stilista, celebra il profondo legame tra l’arte del vestire e lo spazio architettonico.

Immagine di apertura: il cortile di ingresso del Museo Yves Saint Laurent a Marrakech (fonte: erco.com)

Alessia Rampoldi
Giovane architetto pavese, formatasi al Politecnico di Milano e alla Pontificia Universidad Católica di Santiago del Cile, si è laureata con una tesi sulla valorizzazione paesaggistica del patrimonio UNESCO nel territorio tiburtino. Dal 2019 collabora a progetti di carattere editoriale con l’Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia e alla didattica presso la facoltà di Architettura dell’ateneo milanese. Parallelamente agli studi prima e al lavoro poi, ha sempre coltivato una forte passione per l’arte, significativamente influenzata dall’insegnamento fondamentale di perseguire il bello nella realtà della vita quotidiana. Nel marzo 2022 scopre la pittura acrilica. Le sue opere sono state esposte in mostre collettive a Milano, Roma, Parigi e Berlino, dove è entrata a far parte degli artisti di Galeria Azur. Attualmente è collaboratrice di 24Ore Cultura per gli eventi presso Mudec, Palazzo Reale di Milano e GAM di Torino

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.