Pavia 27 Febbraio 2023

Quante vite può vivere un uomo? Pablo Neruda (1904-1973), pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, ne visse molte dando alla propria esistenza tante sfaccettature. Poeta dell’amore per eccellenza, surrealista e intimista, ma anche diplomatico, uomo politico e militante di grande spessore, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1971, lo scrittore cileno conobbe il mondo e l’animo umano come pochi dei suoi contemporanei, restituendo nei suoi scritti tutta l’intensità vitale e l’entusiasmo civile che lo avrebbe caratterizzato fino alla fine dei suoi giorni. La vita di Neruda fu segnata dal viaggio sin dai primi anni dell’infanzia, da quell’incessante spostarsi che ne plasmò il carattere profondo.

Isla Negra, la casa di Neruda sull’oceano a El Quisco (foto di Solange Munoz G.)

Nonostante l’esistenza nomade e l’esilio volontario dal Cile che tennero Neruda lontano dal proprio Paese per lungo tempo (a causa della sua opposizione al governo autoritario di Gabriel Gonzales Videla), il cuore del poeta è sempre stato indissolubilmente legato all’America Latina e alla sua patria dal fascino primitivo e vitale. Nel corso degli anni Neruda fece realizzare tre abitazioni, la prima nel 1937 in un luogo chiamato Las Gabiotas, sulla costa di El Quisco, a 90 chilometri da Santiago, ribattezzato dal poeta Isla Negra per il drammatico colore scuro della costa rocciosa. Dal 1943 al ’45 la casa fu sottoposta ad ampliamenti non facili per la difficoltà nel trasporto dei materiali da costruzione in quel luogo impervio. Il primo intervento importante fu la torre senza tetto, che ricorda l’architettura europea mediterranea, in seguito realizzata come le torri delle case di Temuco, la sua città d’infanzia.

Isla Negra, la sala del cavallo (fonte: imaginasantiago.com)

Per la potenza evocativa degli oggetti che custodisce e per la dominante presenza dell’Oceano — uno degli scenari mitici ricorrenti della poesia dell’artista cileno — la casa di Isla Negra è una sorta di compendio visivo e materiale dell’immaginario poetico di Neruda. Le collezioni più importanti che sono conservate in questa casa sono collegate, appunto, al mare: polene di prua, repliche di barche a vela, barche all’interno di bottiglie, conchiglie, denti di capodoglio. Il collezionismo compulsivo nei confronti di tutto ciò che riguardasse il panorama marittimo si deve in parte al forte impatto emotivo che ebbe su di lui la prima vista dell’oceano all’età di otto anni, ma anche al malessere che lo colpiva durante la navigazione, motivo per cui Neruda si convertì in un marinaio in terra.
Alcuni spazi commemorano la sua amicizia con alcuni poeti morti, i cui nomi ha fatto incidere sulle travi del mobile bar, mentre altre collezioni comprendono bottiglie di forme strane, maschere, scarpe antiche e pipe.

Pablo Neruda con la terza moglie Matilde sposata nel 1966  (fonte: Fundación Neruda)

Nel 1965 furono realizzati gli archi che uniscono i corpi della casa e gli spazi che ospitano la sala del cavallo e la Covacha, il rifugio in cui il poeta si ritirava per scrivere, con un tetto di zinco per ascoltare il canto della pioggia ed evocare le sensazioni della casa d’infanzia nel piovoso sud del Cile. Qui a Isla Negra venne sepolto Neruda 19 anni dopo la sua morte assieme all’amata Matilde Urrutia, sua terza e ultima moglie. Proprio per lei, nel 1953, quando ancora i due erano amanti clandestini, il poeta fece realizzare una casa ai piedi del Cerro San Cristobal di Santiago del Cile che chiamò La Chascona (tradotto “donna dai capelli spettinati”, un tenero riferimento alla folta chioma rossa dell’amata). L’abitazione fu costruita progressivamente per parti negli anni su uno dei pendii più inclinati della città e Neruda mise anima e cuore nella sua costruzione, seguendo una procedura totalmente anticonvenzionale: lo spazio veniva modellato su un dettaglio – molto spesso un singolo oggetto – e il tutto veniva subordinato alla parte. Aveva una finestra, un quadro e una poltrona che gli piacevano molto, e voleva formare un angolo che li includesse. Tutta l’attenzione era focalizzata sull’intimità degli interni.

La Caschona, gli interni (foto di Nacho Alegre, vogue.com)

La passione nostalgica di Neruda per il mare si manifesta anche qui, poiché la sala da pranzo che si incontra all’inizio del percorso di visita, ricorda una di carena di nave. Nella casa ci sono centinaia di ricordi: stoviglie, mobili, cristallerie, ceramiche, una preziosa collezione di libri, la medaglia e il diploma di riconoscimento del Premio Nobel per la letteratura, collezioni di sculture africane in legno, di mobili e oggetti del designer Piero Fornasetti e un’interessante pinacoteca con opere di pittori cileni e stranieri di tutti i tempi. Iconico il dipinto realizzato dall’amico Diego Rivera che ritrasse Matilde con due teste (vedi immagine di apertura). Se si guardano con attenzione i capelli s’intravede il profilo di Neruda, allora l’amante segreto.
La terza casa, La Sebastiana, si trova a Valparaíso, un edificio costruito dallo spagnolo Sebastián Collado, che aveva dedicato l’intero terzo piano a voliera. Dopo la sua morte, la casa — un vero e proprio labirinto di scale — rimase incompiuta, sebbene incredibilmente grande, e Neruda la acquistò in condivisione con l’amica scultrice Marie Martner e suo marito. Il grande valore della Sebastiana era la vista privilegiata sulla baia portuale, tanto scenica che alcune finestre furono fatte realizzare in forma di lucernari perché il poeta potesse ammirare i giochi pirotecnici che venivano lanciati dal porto a Capodanno, festa che amava trascorrere proprio nella dimora di Valparaíso.

La Sebastiana: il salotto con il cavallo da giostra (fonte: Fundación Neruda)

Questa casa, come La Chascona, fu severamente vandalizzata e saccheggiata nei giorni della morte e del golpe del 1973, perdendo quasi tutto il patrimonio collezionato dal poeta nel corso della sua tumultuosa vita e fu restaurata solo nella prima metà degli anni Novanta, dopo la caduta della dittatura di Pinochet.
Nella Sebastiana sono oggi conservate collezioni di mappe antiche, di illustrazioni marine e dipinti, tra cui un ritratto di Lord Cochrane. Ci sono, inoltre, molte altre reliquie del porto e pezzi curiosi, come scatole musicali e un vecchio cavallo da giostra scolpito nel legno.
Tutto ciò che oggi è conservato nelle tre case, soprattutto quelle di Santiago e Valparaíso, lo si deve all’impegno che Matilde Urrutia mise fino alla sua morte nel 1985 nel riparare ai danni e, grazie a questo sforzo, ora le tre dimore sono case museo gestite dalla Fundación Neruda, che ha come missione la diffusione del patrimonio del poeta, consentendo l’accesso all’intimità del mondo che lui stesso ha creato e vissuto.

Immagine di apertura: il salotto della Chascona con un dipinto di Diego Rivera che raffigura la moglie Matilde con due teste (fonte:conociendochile.cl)

Giovane architetto pavese, formatasi al Politecnico di Milano e alla Pontificia Universidad Católica di Santiago del Cile, si è laureata con una tesi sulla valorizzazione paesaggistica del patrimonio UNESCO nel territorio tiburtino. Dal 2019 collabora a progetti di carattere editoriale con l’Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia e alla didattica presso la facoltà di Architettura dell’ateneo milanese. Parallelamente agli studi prima e al lavoro poi, ha sempre coltivato una forte passione per l’arte, significativamente influenzata dall’insegnamento fondamentale di perseguire il bello nella realtà della vita quotidiana. Nel marzo 2022 scopre la pittura acrilica. Le sue opere sono state esposte in mostre collettive a Milano, Roma, Parigi e Berlino, dove è entrata a far parte degli artisti di Galeria Azur. Attualmente è collaboratrice di 24Ore Cultura per gli eventi presso Mudec, Palazzo Reale di Milano e GAM di Torino

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