Milano 23 Giugno 2021

I leader del G7, riuniti in Cornovaglia, in Gran Bretagna, dieci giorni fa hanno chiesto ufficialmente all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) una nuova indagine sulle origini del Covid 19. La visita in Cina, lo scorso febbraio, degli ispettori dell’Oms per far luce su quanto accaduto ad un virus innocuo per l’uomo divenuto pandemico e letale, non ha soddisfatto. il rapporto finale, giudicato ambiguo e criticato da più parti, chiude con questa dichiarazione: «Una fuga del virus dal laboratorio dell’Istituto di virologia di Wuhan è da considerarsi estremamente improbabile».

Gli ispettori inviati dall’Oms in Cina hanno confermato che l’origine del coronavirus è da ricercarsi in un salto di specie dal pipistrello all’uomo

Lasciando intendere che sia più plausibile l’ipotesi del salto di specie da un animale selvatico ad un essere umano, favorito dalla grande promiscuità che caratterizza il mercato degli animali selvatici vivi di Wuhan. Il team Oms avvalora dunque «l’origine naturale del virus trasmesso dal pipistrello all’uomo, probabilmente tramite un altro animale contagiato (pangolino)». Per molti scienziati, che si sono lamentati della mancanza di trasparenza da parte delle autorità cinesi, non esisterebbero, però, prove concrete e, soprattutto, convincenti, del fatto che il virus sia stato davvero contratto dagli esseri umani da un pangolino o da un altro animale infetto. E, tra coloro che avvalorano l’ipotesi dell’origine in laboratorio, c’è anche chi sostiene che il virus sia stato di proposito portato da un pipistrello infetto all’interno del laboratorio, proprio per (ironia della sorte) dar modo ai ricercatori di sperimentare potenziali nuovi vaccini.

Diversi laboratori nel mondo lavorano sulla manipolazione di frammenti di Rna virale per realizzare vaccini capaci di immunizzare contro virus particolarmente pericolosi per l’uomo (Foto di PublicDomainPictures)

Ultima ipotesi, la “manipolazione” nel laboratorio di Wuhan, ma forse anche in uno in Germania e uno nella base militare di Fort Detrick in Maryland, per dar vita a un virus mix, costituito da un coronavirus innocuo per l’uomo come base, e frammenti di Rna di altri virus pericolosi per l’uomo. Il tutto per studiare un vaccino super potente, capace di immunizzare da più rischi virali. Con un cospicuo finanziamento militare Usa nell’idea di poterlo somministrare ai militari impegnati in varie parti del mondo.
Il tema è tornato d’attualità anche per la conclusione cui è arrivato un laboratorio nazionale degli Stati Uniti sulle origini del Coronavirus, secondo quanto riportato dall’autorevole Wall Street Journal.

Anthony Fauci, in uno scatto del 2020. Il celebre immunologo di origini italiane, Direttore del “National Institute of Allergy and Infectious Diseases”, a capo della task force di consulenza medica del Presidente Usa, per molto tempo ha sposato l’ipotesi dell’origine animale del coronavirus

La valutazione del laboratorio californiano, divulgata solo ora perché l’attuale Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha pubblicamente ordinato un’indagine in proposito, sposerebbe l’ipotesi dell’origine “artificiale” del coronavirus.  Poi il quotidiano americano Washington Post ha pubblicato alcune mail inviate e ricevute dal virologo a capo della task force anti Covid americana, Anthony Fauci (che per molto tempo ha negato l’ipotesi del laboratorio). In una delle mail in questione, datata 31 gennaio 2020, Kristian Andersen, professore di microbiologia presso lo Scripps Research Institute, scrive che «alcune caratteristiche del virus sembrano (potenzialmente) costruite». Un’analisi che quindi sembra escludere l’origine naturale del virus. «Dobbiamo analizzarlo più attentamente, ci sono ulteriori indagini che devono essere fatte, perché queste opzioni possono sempre cambiare», si legge ancora nella mail. Poi, però, Andersen, solo quattro giorni dopo, esclude in maniera categorica che il virus sia sfuggito dal laboratorio di Wuhan e lo fa commentando una lettera sulla National Academics of Science. Il “giallo”, perciò, è ben lontano dall’essere risolto e c’è chi sostiene che le verità non emergerà mai. Fatto sta che la pandemia sarebbe cominciata a Wuhan: ricercatori – sembra tre – del super laboratorio cinese di Wuhan si sarebbero ammalati nell’autunno del 2019, ma le autorità avrebbero attribuito il malessere a malanni di stagione. L’ipotesi più probabile è che si trattasse, invece, di Covid-19 contratto mentre manipolavano il coronavirus. Poi, ricoverati in ospedale, avrebbero avviato la trasmissione del virus ad altre persone.

Strana “coincidenza”, evidenziata negli ultimi tempi da David Asher, un ex funzionario che ha guidato una task force del Dipartimento di Stato sulle origini del virus per l’allora segretario di Stato Mike Pompeo sotto la Presidenza Trump. A suo giudizio, la malattia dei ricercatori potrebbe rappresentare “il primo cluster conosciuto” di casi da Covid-19. Per questo adesso Fauci ha chiesto alla Cina di poter visionare le cartelle cliniche dei tre ricercatori. Sullo sfondo pesa, e non poco, la guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina.

Immagine di apertura: foto di Gerd Altmann

Nato a Roma, giornalista e scrittore. Si occupa di informazione medico-scientifica e sanitaria dal 1976. Ha legato gran parte della sua carriera al "Corriere della Sera". Oggi dirige URBES, primo magazine italiano che si occupa di salute nelle città. Insieme a Umberto Veronesi, ha scritto "Una carezza per guarire" (Sperling & Kupfer 2004), "Le donne vogliono sapere" (Sperling & Kupfer 2006), "L’eredità di Eva" (Sperling & Kupfer 2013), "Verso la scelta vegetariana" (Giunti 2011), "I segreti di lunga vita" (Giunti 2013), "Ascoltare è la prima cura" (Sperling & Kupfer 2016). Suo anche "L’Artusi vegetariano "(TAM editore, 2016) e "L’orto di Michelle" (Universo Editoriale, 2017) scritto con Federico Serra. L'ultimo, “Il genio in cucina” (Giunti editore, 2019)

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