Milano 27 Ottobre 2025
Ahmet ha sedici anni e vive in uno sperduto villaggio della Macedonia del Nord con il padre, rimasto vedovo, e il fratellino Naim, cinque anni, vispissimo ma chiuso in un silenzio ostinato. Dopo la morte della mamma il bimbo non parla più. Montagne brulle, poche case, ancor meno abitanti, tutti pastori appartenenti alla minoranza nomade di origine turca degli Yuruk. Moltissime le pecore. Una piccola scuola è per i rari giovani del luogo la sola occasione di provare a spingersi oltre i soliti orizzonti, la sola speranza di un futuro diverso. Ahmet lo sa e si impegna.

Ma un giorno il padre gli intima di lasciar perdere gli inutili libri e occuparsi del fratellino e delle venti pecore che sono tutto il loro patrimonio. Abituato a obbedire, Ahmet lascia a malincuore maestro e compagni per dedicarsi agli ovini di famiglia. Che non gli danno grandi soddisfazioni, tranne passare giornate solitarie sui monti, scortato dal piccolo Naim, che il padre invano trascina da un guaritore sperando di fargli riacquistare la parola.
Ma ecco che, persino tra quelle lande desolate, qualcosa arriva a illuminare lo sguardo del giovane: la scoperta di Aya, bellissima vicina di casa, e la scoperta della musica. Due tentazioni, entrambe proibite. Perché Aya è già promessa a un altro in un matrimonio combinato, e perché la musica da quelle parti non è benvista. La religione sunnita la considera “haram”, proibita. Figurarsi se rock. Quel rock che sua madre però ascoltava di nascosto visti i dischi, giradischi e casse acustiche che Ahmet ritrova per caso. E ascolta in segreto, trascinando nel ritmo anche il fratellino silenzioso. Trasgressione condivisa da altri ragazzi, che di notte si ritrovano in un bosco per scatenati rave clandestini. Per Ahmet la sorpresa e il miraggio di un nuovo mondo possibile.

Dj Ahmet, primo lungometraggio di Georgi M. Unkovski, scrittore e regista macedone, è un film tenero e visionario, una favola sorridente che parla di identità e speranza, di padri e figli su fronti opposti, la cupa tradizione patriarcale e il potere rivoluzionario della musica e della danza. Sbarcato nelle nostre sale grazie a Movies Inspired dopo gli applausi al Sundance Film Festival, dove ha vinto l’Audience Award e il World Cinema Dramatic Special Jury Award, il film è un piccolo gioiello di leggerezza e ironia, il ritratto di una piccola comunità unita e divisa, dove esseri umani e animali hanno lo stesso rilievo e forse la stessa follia.
Così succede che nella notte in cui Ahmet (Arif Jakup dal sorriso contagioso e lo sguardo malinconico) si inoltra nel bosco seguendo il filo magico di un sound sempre più travolgente, a seguirlo e perdersi con lui sono anche le sue pecorelle. Che per caso o forse no, sembrano intenzionate a unirsi pure loro al party rockettaro, infilandosi tra le gambe dei giovani che ballano, seminando trambusto e ilarità. Ma alla fine panico. Perché Ahmet le riacciuffa tutte meno una. Così il giorno dopo, quando il padre (Aksel Mehmet), ignaro della notte brava, ne conta 19, la punizione scatta inesorabile. Fino a quando non ritroverà la smarrita, il ragazzo dovrà dormire fuori, nella stalla, svegliato ogni mattina dal genitore con una secchiata d’acqua gelida.

Un brusco risveglio, ma anche una sferzata d’energia. Immortalate dai cellulari, infiltrati nell’impero della pastorizia come le pecore alla festa Techno, le pecore corrono sui social madia sommerse di like, e Ahmet, ormai star di Tik Tok, fa risuonare dagli altoparlanti della moschea, addetti alle litanie del muezzin, la sua colonna sonora che lo consacra Dj.
Il potere eversivo della musica, la sua forza liberatoria, avrà un ruolo chiave anche per Aya. Che, complici Ahmet e il rock, troverà la sua via di fuga da un’unione imposta e da un ambiente soffocante.
Quanto a Ahmet resta con le sue pecore. Diciannove, anzi venti. Perché la fuggitiva ricompare, mutata però nell’aspetto, colorata da una bomboletta di qualche bontempone del rave. Una pecora nera dal manto rosa shocking. Guardata all’inizio con un po’ di sospetto dal resto del gregge, ma poi accettata di buon grado dalle sue vecchie compagne. Proprio come Ahmet. Che forse sarà un pastore, ma un pastore rock.
Immagine di apertura: Arif Jakup è il pastore Ahmet protagonista di Dj Ahmet, del regista macedone Georgi M. Unkovski




