Milano 27 Novembre 2025

Liane ha 19 anni, è bella di una bellezza provocante, messa in risalto da hot pants, reggiseni e corsetti che strizzano e esaltano tutto quello che trovano. Lunghi capelli biondi, trucco pesante, unghie fintissime piene di brillantini, e brillantini a iosa dalle orecchie ai piedi, sulle scarpe dai tacchi vertiginosi con cui arranca per le periferie polverose di Fréjus, nel sud della Francia, dove Liane vive con una madre che si fa mantenere da qualche sugar daddy e una sorellina.

Un bello scatto di Agathe Riedinger sceneggiatrice e regista di “Una ragazza brillante” che è stato un corsa per la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes

Da quella landa desolata, casermoni e centri commerciali, Liane intende fuggire a ogni costo. La Costa Azzurra, patria dei ricchi e famosi, è un miraggio vicino ma il confine, per quelli come lei, sembra invalicabile. Risoluta, vitale, coraggiosa, Liane (la prorompente e intensa Malou Khebizi) però non demorde. Social e tv rimandano immagini di ragazze di successo, tempestate di paillettes e cuoricini. Perché non potrebbe essere anche lei una di loro? Social e Reality, i soli fari che Liane conosce, indicano la vita per diventare qualcuno, lasciarsi alle spalle lo squallido anonimato, trasformarsi in Una ragazza brillante, come dice il titolo italiano del film di Agathe Riedinger, in concorso allo scorso Festival di Cannes, candidato a due Premi César, e ora nelle sale con Academy Two.
E per brillare, lei, Cenerentola di periferia senza uno straccio di fata buona che venga in aiuto, può far conto solo sulla bacchetta magica della sua grinta e l’avvenenza del suo fisico. Ossessionata dal corpo e dall’idea di uniformarlo ai canoni estetici in voga su Tik Tok, Liane investe i pochi risparmi messi insieme con lavoretti precari, cameriera, piazzista di creme e profumi che imitano i marchi del lusso, per rifarsi il seno e gonfiarsi le labbra.

Liane (Malou Khebizi) cerca affannosamente di adeguarsi ai canoni estetici dei Reality, si fa gonfiare le labbra e il seno ma non basta….

In sospeso resta il sogno di rimodellarsi il sedere, il chirurgo estetico le ha già mostrato i vari tipi di protesi in silicone da inserire sotto pelle… Il primo investimento da fare, se approderà tra i famosi di qualche isola televisiva.
Nel caso la Miracle Island, reality show di punta, nona stagione, ai cui provini si presenta con un aderentissimo abito luccicante e il cuore in subbuglio. Gentile e distaccata, la direttrice del casting, che la cinepresa non inquadra mai, si complimenta per come balla nel suo video, prende nota delle parti del suo corpo vere e rifatte, elargisce consigli su come scalare gli ascolti: essere sexy, piantare grane, fidanzarsi con qualcuno del gruppo. Se resisterà fino in fondo, il compenso per un mese nell’Island che non c’è sarà di 5000 euro. Forse non molto, ma arrivare in finale vuol dire schiudere le porte di un futuro dorato da influencer, modella, magari attrice.

Il manifesto del film nella sale in questi giorni

Il colloquio sembra andato bene, il sogno è a portata di mano, la voce si sparge sui social, girano like, crescono followers. Poi il silenzio. Dalla produzione non si fa più vivo nessuno. Una su mille ce la fa, finire tra le 999 scartate è l’incubo sempre più incombente. Ma nel frattempo il suo percorso iniziatico segna altre tappe, altri incontri. In quei giorni di attesa e di angoscia Liane dovrà fare i conti con la fragile corazza del suo corpo sfrontato, con la complessità degli affetti, la crudeltà di una società che valuta i corpi come merce a basso prezzo, magari prendere senza pagare. Come i rossetti e le paccottiglie che ogni tanto lei di nascosto si infila in borsa ai grandi magazzini.
Esordio di una regista curiosa del mondo giovanile e dei lati oscuri di quel gioco di finzioni e mistificazioni detto Reality, già esplorato da Matteo Garrone in un film del 2012, Riedinger mette a fuoco con sguardo antropologico non scevro di tenerezza, la religione dell’immagine, la ferocia di una cosmesi autolesionista che deforma e plastifica i corpi, la dittatura dei network, il livore dei social, dove l’odio e l’amore si misurano con il metro narcisistico del voyeurismo. Diamant brut, il titolo originale, allude a quel diamante grezzo che è Liane, così determinata a trasformare il suo corpo ipersessuato e casto in un luccicante oggetto del desiderio. Se il brillante sarà vero o farlocco dipenderà solo da lei.

Una bella di immagine dell’attrice rivelazione di Una ragazza brillante, la giovanissima Malou Khebizi, nata a Marsiglia nel 2003, qui in una scena del film

Giuseppina Manin
Nata a Venezia, giornalista professionista di lunga militanza in Cultura e Spettacoli del "Corriere della Sera" con cui tutt'ora collabora. Specialista di musica e di cinema, ha seguito per circa 30 anni i principali festival europei, da Cannes a Venezia a Berlino. Per la casa editrice Guanda ha scritto in coppia con Dario Fo quattro libri, "Il mondo secondo Fo", "Il Paese dei misteri buffi", "Un clown vi seppellirà", "Dario e Dio". E da sola, sempre per Guanda, è autrice de "Nel giardino della musica. Claudio Abbado: la vita, l'arte, l'impegno", "Ho visto un Fo" , di "Complice la notte" dedicato alla grande pianista russa Marija Judina. nel 2021, e per la Nave di Teseo del recente "La Bambolaia"

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