Milano 23 Febbraio 2021
Tra le foto delle madri della Repubblica che tappezzano le pareti della Sala delle Donne di Montecitorio, quella di Nilde Iotti vede alla sua destra Angela Maria Cingolani, prima viceministra democristiana, e alla sua sinistra Teresa Mattei, partigiana e pedagogista. Una buona compagnia per Nilde, laureata all’Università Cattolica, militante della Resistenza e del Partito Comunista, una delle cinque donne presenti tra i 75 nomi della Commissione per la Costituzione (lei e Teresa Noce per il Pci, Maria Federici e Angela Gotelli per la Dc, Angelina Merlin per il Psi). Per quasi vent’anni compagna di Palmiro Togliatti, Iotti è stata la prima donna Presidente della Camera, ruolo che ricoprirà per tredici anni, record assoluto nella storia d’Italia.

Figura di straordinario spessore politico e morale, opportunamente riportata alla ribalta grazie a un film-documento di Peter Marcias, Nilde Iotti, il tempo delle donne, distribuito da I Wonder Picture, nei cinema veri appena possibile, per ora fruibile sul circuito di qualità virtuale #iorestoinsala. A guidarci nel viaggio alla scoperta di una delle personalità più autorevoli e affascinanti del secolo scorso, l’attrice Paola Cortellesi, presenza narrante discreta, filo rosso tra le molte testimonianze di prima mano, di chi Iotti l’ha conosciuta bene, per via di amicizia, impegno comune, legami di partito.
Si parte da Reggio Emilia dove Leonilde, detta Nilde, nasce il 10 aprile 1920 in un casermone di periferia. «La vita non era facile – racconta lei stessa -, ogni denaro andava contato e non eravamo i più poveri di quella grande casa». Il padre, ferroviere sindacalista licenziato per il suo impegno politico, muore presto. Nilde, che ha 14 anni, viene cresciuta dalla madre, pronta a qualsiasi sacrificio per farla andare avanti. Una borsa di studio le permette di iscriversi all’Università Cattolica di Milano «Un ateneo che non dirò antifascista ma meno fascista degli altri sì», dove si laurea in Lettere a pieni voti nel ‘42.

Insegnerà per poco. La Resistenza la chiama. Staffetta partigiana porta armi e munizioni in bici, aderisce ai Gruppi di difesa della donna del Pci, diventa Presidente dell’Unione Donne italiane di Reggio Emilia. La condizione femminile è e resterà al centro del suo impegno. Il suo obiettivo, difendere i diritti delle donne, farle diventare protagoniste del mondo del lavoro e della politica. Battaglie messe in pratica anche sulla sua pelle. Nel ’46, stesso anno in cui aderisce al Pci, incontra Togliatti, e nonostante lui sia già sposato (con la comunista Rita Montagnana) e abbia 27 anni più di lei, se ne innamora. Per una anno si scambiano lettere bellissime, poi decidono di vivere la loro storia alla luce del sole. Scandalo grandissimo, non solo per un Paese bigotto come l’Italia d’allora ma per il bigottissimo Pci. «Che essendo bersaglio di ogni accusa, compreso il mangiare i bambini, era molto attento alla moralità, a non dare l’impressione di essere contro la famiglia» spiega Luciana Castellina.

«La scelta di Nilde di vivere fino in fondo la sua storia sentimentale senza rinunciare all’impegno politico è stata il contributo più importante alla modernità di quegli anni» assicura Luciana Lama, biografa di Iotti. Non fu facile. «Che una bella ragazza di 26 anni s’innamorasse di un uomo come Togliatti era una cosa meravigliosa. Ma qui a Reggio l’abbiamo trattata male…» ricorda con gli occhi pieni di lacrime Irene Bartoli, una delle amiche “storiche” di Nilde.
«Togliatti si invaghì della mia normalità, del fatto che, pur se comunista, mi piacesse indossare bei vestiti, bei gioielli – confessa con un pizzico di vanità Nilde -. Le scontai tutte». La sua eleganza sobria, il trucco discreto, il sorriso radioso, la volontà di ferro, conquistano non solo “il Migliore”. «La sua fisicità regale, da “rezdora” emiliana aveva quell’autorità protettiva in grado di sostenere il peso del comando, il Parlamento ne risultò ingentilito» dirà Fellini cogliendo in lei i tratti della nuova donna, che va controcorrente, si batte a oltranza, senza mai rinunciare al suo fascino.

Tra le testimonianze maschili, quelle di tre presidenti della Repubblica. Giorgio Napolitano ne ricorda con nostalgia “la severità e la generosità”, Francesco Cossiga l’imbarazzo di passare al “tu” con la “signora Iotti” risolto da Nilde con uno spiccio “chiamami Nilde”. Infine Sergio Mattarella, che con Iotti aveva collaborato in due tornate parlamentari, ne sottolinea “Il grande senso delle istituzioni, il rispetto della Costituzione come casa comune. E il suo impegno per favorire l’ingresso delle donne in un parlamento maschile e maschilista”. Una sfida che suona sinistramente attuale alla luce della cronaca recente: l’esclusione di qualsiasi presenza femminile dalla rosa dei ministri del partito erede di quel Pci che vide Iotti spendersi così tanto per la parità di genere.
Come impressionante risulta ai nostri occhi, ormai assuefatti alla volgarità circense di certi deputati e senatori, la visione di un Parlamento “composto”, dove vigeva l’inflessibile legge della convivenza civile e del rispetto dell’avversario. Anche in questo Nilde è stata un modello di eleganza. Da tramandare alle donne che verranno. «Alle donne, alle mie compagne, alle amiche, credo di aver lasciato in eredità la vocazione a coltivare un’autonomia di pensiero e un grande rispetto per le istituzioni». Lo stile Iotti non tramonta mai.
Immagine di apertura: una giovane Nilde Iotti ad un convegno a Roma (foto: Fondazione Nilde Iotti)




