Milano 26 Marzo 2021

Dickinson. Solo il cognome per il ritratto pop di una poetessa da giovane, la misteriosa Emily dallo sguardo timido e l’animo ribelle, ignorata dai suoi contemporanei, adorata da ogni generazione che verrà. A riproporla ai giovani di oggi è una serie tv pensata per loro, quei Millenials usi a ritmi veloci, stile trailer, narrazione frantumata, tutta sesso droga e hip hop.
Creata da Alena Smith e David Gordon Green per Apple tv, due stagioni da dieci episodi l’una e in arrivo c’è già la terza, Dickinson ha il merito di proporre a una vasta platea la figura di una delle poetesse più singolari e trasgressive per arte e vita. E così, quella giovane donna di metà Ottocento non fatica ad assumere nella serie le sembianze di una ragazza dei giorni nostri.

Le stimmate di Emily: la sua rivolta contro la famiglia e di una società perbene e perbenista, lo scavalcare le regole di un eros codificato per generi, l’amore per la natura, l’attrazione fatale per la morte, fanno parte del bagaglio corrente di qualsiasi adolescente, di qualsiasi epoca. Che in quei versi intrisi di primavera, di vento e luce, di cieli stellati e notti selvagge, di passione e disperazione, ritrova emozioni e sensazioni risapute.

Dagherrotipo di Emily Dickinson (1830-1886) del 1847 (Amherst College Archives & Special Collections)

Hailee Steinfeld, a 13 anni esordiente ne Il Grinta dei fratelli Coen, subito decorata con la nomination all’Oscar, infila agilmente la sua anima di ventenne di oggi nei corsetti vittoriani di Emily. Facendoli esplodere con tutte le loro contraddizioni. Dopotutto i cliché maschili e maschilisti con cui deve fare i conti Emily non sono così diversi da quelli ancora in voga in gran parte del pianeta, dove il destino della donna è sempre soggetto alle 3 emme: madre, moglie, massaia. Emily tenta di sfuggire alla sorte mandando al diavolo i pretendenti proposti dalla madre, preferendo di gran lunga la feconda solitudine di un giardino o di quella “stanza tutta per sé” per cui, qualche decennio dopo, si batterà un’altra poetessa e scrittrice, Virginia Woolf.
Tensioni e pulsioni detonanti in un mondo repressivo, allora come oggi. Ma quella di Emily, come aveva ben intuito un autore sensibile quale Terence Davies, è passione sì ma silenziosa. In A Quiet Passion, titolo del film biografico a lei dedicato dal regista inglese, il tumulto emotivo della poetessa veniva compresso nell’elegante rigore di camicette di garza immacolate, allacciate fino l’ultimo bottoncino. Dello stile Emily, vestiti solo bianchi, il colore della morte, capelli raccolti in un austero chignon, nella serie non c’è traccia.

Emily Dickinson (Hailee Steinfeld) a sinistra in una scena della serie con l’amica del cuore Susan (l’attrice inglese Ella Hunt)

Sostituiti da abiti vistosi, coloratissimi, dalle scollature audaci, mai visti nell’armadio Dickinson, ma in sintonia con il ritmo furibondo di un serial che, nella sua ansia di conquistare platee use ai talent show, dà fondo agli stereotipi più triti. Sulla scia finto iconoclasta della Maria Antonietta di Sofia Coppola, Emily la solitaria, l’austera, la reclusa, qui si comporta come una delle tante ragazzette della porta accanto. Appena papà e mammà lasciano campo libero, ecco che organizza in casa festini all’oppio. Il suo legame complesso con Susan Gilbert, l’amica del cuore, poi diventata sua cognata dando vita a un segreto “amour a trois”, qui ridotto a una qualsiasi storia lesbica, perde la fascinosa ambiguità del suo mistero erotico.

Perché nulla sappiamo di quello che accadde davvero tra le due donne, quel che aveva da dire Emily l’ha affidato alle 200 lettere e 266 poesie indirizzate a Susan. Dove tutto trabocca e nulla viene palesato.

Emily (Heilee Steinfeld) in una scena della serie tv con il rapper americano Wiz Khalifa, che interpreta la Morte

Infine la Morte, corteggiata da Emily fino all’ultimo istante, nella serie tv esce di metafora e assume i tratti sexy del rapper Wiz Khalifa, che di notte le dà appuntamento in una carrozza dorata, condotta da cavalli spettrali. E Heilee Steinfeld di rosso vestita, ingioiellata e truccata come Cenerentola che va al ballo, la raggiunge e l’abbraccia voluttuosamente. Un tocco di necrofilia di sicuro impatto visivo. Ma Emily, quella vera, che c’entra?

Immagine di apertura: la giovane attrice americana Hailee Steinfeld,  divenuta famosa per il ruolo di Mattie Ross ne Il Grinta, in una scena della serie televisiva Apple Tv dove interpreta Emily Dickinson

Nata a Venezia, giornalista professionista di lunga militanza in Cultura e Spettacoli del "Corriere della Sera" con cui tutt'ora collabora. Specialista di musica e di cinema, ha seguito per circa 30 anni i principali festival europei, da Cannes a Venezia a Berlino. Per la casa editrice Guanda ha scritto in coppia con Dario Fo quattro libri, "Il mondo secondo Fo", "Il Paese dei misteri buffi", "Un clown vi seppellirà", "Dario e Dio". E da sola, sempre per Guanda, è autrice de "Nel giardino della musica. Claudio Abbado: la vita, l'arte, l'impegno" e "Ho visto un Fo".

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