Milano 27 Giugno 2024

È successo dieci anni fa, 5 giugno 2014. Un signore novantenne, ospite di The Pines, casa di riposo nel sud ovest della Gran Bretagna, si alza di buon mattino, dà un bacio sulla guancia alla moglie che condivide la stanza con lui, s’infila il solito impermeabile grigio, saluta un infermiere annunciando allegro: oggi vado in Francia! «Vengo anch’io!», gli grida dietro il paramedico, ben conoscendo lo spirito burlone del vecchio. Che un po’ malfermo sulle gambe si allontana, oltre il giardino. Nessuno ci fa caso, Bernie Jordan, così si chiama, è solito farsi il suo giretto, passeggiata sul lungomare, sosta al bar per una tazza di tè, uno sguardo ai giornali.
Ma all’ora del lunch l’uomo non è ancora tornato, e non ricompare neanche per il dinner. Nessuna notizia, Bernie sembra svanito nel nulla. A The Pines cresce il panico, si dà l’allarme alla polizia. L’unica che non pare agitarsi è Rene, sua moglie. Sì, anche a lei Bernie aveva detto che andava in Francia. No, che non scherzava… Domani dall’altra parte della Manica è il grande giorno, i 70 anni del D-Day. E lui, allora tra i soldati inglesi dello sbarco in Normandia, di certo non vuol perdersi l’anniversario.

Michael Caine (Bernie) incontra altri veterani in una scena di “Fuga in Normandia”. L’attore, che ha 91 anni, l’anno scorso ha annunciato il suo ritiro dalle scene

Inizia così l’avventura di Bernie Jordan, veterano pluridecorato della Royal Navy, la cui audace impresa, un fuga divenuta vessillo di libertà, fede patriottica, amore coniugale, viene ora rievocata in The Great Escaper, titolo originale del film di Oliver Parker, in Italia distribuito da Lucky Red come Fuga in Normandia. Protagonisti due leggende del cinema, sir Michael Caine e Glenda Jackson, che qui si ritrovano, quasi mezzo secolo dopo Una romantica donna inglese di Joseph Losey, per quello che è il loro ultimo film. Perché Caine, stessa età di Bernie, annuncerà il suo ritiro subito dopo aver saputo della scomparsa di Glenda, a 87 anni, il 15 giugno 2023, poco prima dell’uscita inglese del film.
La loro mirabile performance, fatta di sguardi, piccoli gesti, sprazzi di humor e di malinconia, assume il sapore di un addio alle scene in grande stile, una lezione di eleganza, talento, emozione.

Una bella immagine di Michael Caine e Glenda Jackson all’apice del successo

Bernie e sua moglie Rene non potevano trovare interpreti migliori. Ma tornando alla nostra storia, quando l’allarme viene dato, il vecchio fuggitivo è già lontano. Un traghetto l’ha portato a Caen e da lì ha proseguito verso le spiagge della memoria, già affollate da centinaia di reduci. Caso vuole che tra questi si imbatta in Arthur, veterano della Raf, un magnifico John Standing (anni 90 il prossimo agosto, grande amico di Caine nella vita). Solo e ancora scosso dall’orrore della guerra, Arthur prova un’immediata simpatia per lo spaesato Bernie, gli offre un letto, qualche pinta di birra, come si fa tra antichi commilitoni. In cambio Bernie gli darà la forza di raggiungere il cimitero di Bayeux, dove sono sepolti quasi 5000 soldati, dove, chino su una tomba, riuscirà infine a fare i conti con i propri fantasmi. Anche Bernie ha una lapide a cui dare un saluto. «Che spreco», si lascia sfuggire congedandosi da quella selva di croci, ciascuna con il nome di un ragazzo che su quella spiaggia ha perso la vita.
Una riflessione sconsolata sull’assurdità della guerra che troverà conferma in un’altra tappa del tragitto, quando i due vecchi soldati, uno dei cieli, l’altro del mari, fanno sosta in un pub e vi incontrano altri coetanei, anche loro un tempo in divisa, ma quella tedesca. Ex nemici arrivati fin lì per la stessa ragione, onorare i loro caduti. Allora si sarebbero sparati addosso, oggi, non più vincitori e vinti, ma solo esseri umani uniti dal ricordo e dal dolore, possono finalmente bere una birra insieme.

Il cimitero militare britannico di Bayeux vicino al Museo Memoriale dello sbarco in Normandia. Ospita quasi 5mila caduti, all’80 per cento inglesi (foto: Calvados Tourisme)

Tutto il resto, i festeggiamenti ufficiali, le parate, il palco con le autorità, la regina Elisabetta, Obama, Hollande, contano molto meno. Nel frattempo però, viste le tante segnalazioni, Bernie viene scovato dalla stampa, un reporter gli fa raccontare la sua storia, il suo viso finisce in prima pagina del Mail. Diventato a sua insaputa l’eroe del giorno, inconsapevole di aver sollevato tutto quel putiferio, Bernie rientra all’ovile. Un ritorno inaspettatamente trionfale. Ad attenderlo giornalisti, curiosi, ospiti, tutti a complimentarsi, a chiedergli autografi. Solo l’infermiere gabbato gli sibila con un sorriso: «Non provarci più».
Bernie non ci pensa proprio, la sua mission è compiuta. «I miei pensieri erano rivolti ai compagni che erano stati uccisi. Ero un po’ fuori rotta, ma ci sono arrivato», spiega con semplicità. La sua vita rientra nei binari, le attenzioni per Rene, il sostegno reciproco nella cura quotidiana, il ricordarsi le medicine da prendere, lo spingersi fino alla spiaggia, il tenersi mano nella mano per ammirare, ancora una volta insieme, “l’ora magica”, quando la prima luce dell’alba rischiara il buio della notte.
Allo scadere di quello stesso anno, il 30 dicembre, Bernie se ne andrà. E stavolta la fuga sarà senza ritorno. Una settimana dopo Rene lo raggiungerà. Non avendo figli, la coppia lascerà il loro intero patrimonio, 600mila sterline, alla Royal National Lifeboat Institution, il più grande servizio di scialuppe di salvataggio del Regno Unito, in soccorso di ogni naufrago, indipendentemente da nazionalità e bandiere.
Bernie e Rene non ce l’hanno fatta a vedere il film che li racconta. Che non è solo la loro storia, ma una riflessione sulla guerra e sulla pace, sulla colpa e il perdono, l’amicizia e l’amore coniugale. Tutto raccontato con leggerezza, ironia, senza sentimentalismi di sorta. Bernie e Rene non ce l’hanno fatta a vederlo. Ma gli sarebbe piaciuto.

Immagine di apertura: Michael Caine (Bernie) e Glenda Jackson (Rene) in una scena di Fuga in Normandia, regia di Oliver Parker. L’attrice è mancata nel giugno del 2023, poco prima dell’uscita del film in Gran Bretagna

Giuseppina Manin
Nata a Venezia, giornalista professionista di lunga militanza in Cultura e Spettacoli del "Corriere della Sera" con cui tutt'ora collabora. Specialista di musica e di cinema, ha seguito per circa 30 anni i principali festival europei, da Cannes a Venezia a Berlino. Per la casa editrice Guanda ha scritto in coppia con Dario Fo quattro libri, "Il mondo secondo Fo", "Il Paese dei misteri buffi", "Un clown vi seppellirà", "Dario e Dio". E da sola, sempre per Guanda, è autrice de "Nel giardino della musica. Claudio Abbado: la vita, l'arte, l'impegno", "Ho visto un Fo" , di "Complice la notte" dedicato alla grande pianista russa Marija Judina. nel 2021, e per la Nave di Teseo del recente "La Bambolaia"

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